14/10/2026
UN BON PETIT SOLDAT di Stéphane Brizé
Ai vertici dell’azienda c’è un capo cinico e autoritario (l’attore Vincent Lindon) interessato solamente al profitto poiché il mondo attuale si basa sulla forte e spietata concorrenza. Carla avrà il compito non facile di promuovere il benessere dei dipendenti pur rispettando gli obiettivi di performance imposti dal suo superiore.
Gli orari di lavoro sono frustranti, ma lei cercherà di conciliare il suo ruolo - con le frequenti riunioni di lavoro - e quello di madre a distanza (le sue videochiamate all’ex marito e al figlio che vivono lontani).
Tuttavia, quando si troverà ad affrontare un caso di “mobbing” e cercherà di risolvere autonomamente la situazione, subirà dal suo capo delle forti e umilianti critiche. Questo la costringerà a scendere a compromessi inevitabili, ma la porterà a un inevitabile punto di rottura; il suo comportamento diventerà più nervoso e aggressivo (emblematica la scena in cui rimprovera in videochiamata il figlio con il quale sta facendo le lezioni per casa).
Il sessantenne regista bretone Stephan Brizé che aveva già dedicato al tema del lavoro una trilogia (“La legge del mercato”, “In guerra” e “Un altro mondo”) ora grazie a una forte sceneggiatura scritta insieme a Coralie Amédeo e Olivier Gorce, ha deciso di affrontare un altro capitolo dove si rappresenta l’arroganza (del potere maschile) dei “colletti bianchi” in contrasto con la facciata rassicurante dove tutto va bene (l’ironica apertura con il celebre brano “What a wonderful world” e gli spot televisivi della compagnia) con la dura realtà di un sistema che usa gli impiegati come pedine funzionali solo fino a quando collaborano e non escono dallo schema nel quale sono stati inseriti.
Amaramente si potrebbe dire che “Fantozzi” aveva anticipato i tempi. Brizé ha voluto per questo film la nostra Alba Rohrwacher che rappresenta bene una donna intelligente e dal carattere mite che si trova in una realtà stravolta dalle dure leggi dell’obbedienza e dell’inquadramento (il buon soldatino). L’attore Vincent Lindon invece aveva già lavorato in tutti e tre i precedenti film del regista, interpretando, sempre efficacemente, ruoli emblematici di chi lotta per il lavoro, di chi lo perde, e in questo caso di chi ne è ai vertici. Il film è stato premiato per la Miglior Sceneggiatura a Venezia 83.
Andrea Curcione




