14/10/2026

NESSUN DOLORE di Gianni Amelio

Davide – una sorta di bouquiniste romano – è un giovane buono e generoso che si circonda di libri, una passione profonda divenuta il senso del suo vivere quotidiano.  Li mette continuamente in ordine, quasi per colmare il suo bisogno di equilibrio e sicurezza: sarebbe disposto persino a regalarli purché qualcuno si lasciasse incuriosire dalle storie in essi narrate! 
Eppure, quasi nessuno si avvicina per acquistare un libro: leggere vorrebbe dire, del resto, dedicare il proprio tempo alle vicende di sconosciuti, reali o immaginari, mettersi in discussione, e, magari, far riemergere esperienze dolorose.
A condividere l’amore per la lettura vi è Elsa - una Valeria Golino a tratti un po’ dimessa - che prova per Davide un affetto genuino ed è un’amica capace di ascoltare in silenzio senza giudicare.

Cerca di appassionare i suoi studenti alla letteratura, senza troppo successo: essi restano impermeabili alle sue sollecitazioni, presenze silenziose e indifferenti, incapaci di condividere il proprio mondo interiore e di aprirsi a un confronto con gli altri.
Un giorno, nella vita di Davide, accade qualcosa di inaspettato: un ragazzino sconosciuto, affidatogli da un nordafricano che, quasi fosse un pacco, glielo consegna nella convinzione che con lui possa avere un futuro migliore, inizia a seguirlo per strada, senza mai pronunciare una parola. E poi, la tragedia, che Davide finisce per provocare involontariamente.

Forse per redimersi dal profondo senso di colpa, il protagonista apre la sua casa alla giovane migrante incinta Aminah che non sa dove passare la notte. E l’appartamento – senza che il protagonista sia in grado di impedirlo – diventa ben presto il rifugio di tanti, troppi immigrati: si fanno sempre più invadenti, toccano le sue cose, violano la sua proprietà. Le scarpe, però, restano fuori, tutte in fila sul pianerottolo, pronte per essere nuovamente indossate: quell’appartamento è solo un posto di passaggio, dove sostare temporaneamente, non un luogo dove integrarsi per poi restare.
E nemmeno gli ospiti – che si moltiplicano a vista d’occhio – manifestano interesse per la sofferenza e il passato degli altri, troppo presi dal proprio dolore e dalla necessità di sopravvivere.

Davide, interpretato da un intenso Alessandro Borghi, viene spesso ripreso da solo o insieme a un unico interlocutore, quasi a rappresentare una profonda solitudine individuale che contrasta con le scene in cui gli immigrati si accalcano nella grande stanza, tutti insieme, ognuno tragicamente solo.
Di fronte all’arresto del protagonista lo spettatore è quasi indignato; tuttavia, la pellicola non fa riflettere solo sul tema attuale dei migranti, dell’accoglienza inadeguata, della ricerca di condizioni di vita migliori – la stessa che spinge i Joad di “Furore” verso la California. Ci sono anche la solitudine esistenziale dell’uomo, il senso di colpa e l’espiazione, l’indifferenza, e la speranza.

Dopo la breve detenzione, e grazie ad Elsa, Davide trova la forza di reagire: è un uomo diverso, non riconosce nemmeno colui che tanto ha cercato nei sobborghi della città. Ha solo una missione: ridare dignità a chi non ha saputo accogliere.
Nel suo appartamento, ormai sgomberato, resta solo una montagna di volumi abbandonati e accatastati: l’equilibrio e l’ordine sono stati sovvertiti ed è necessario ripristinarli. 
Ancora una volta, le storie degli altri, quelle narrate nei libri, sembrano non interessare.
Eppure, nel freddo obitorio, a contatto con la morte di tanti sconosciuti identificati solo con un numero, abbandonati dall’umanità, può nascere persino un’amicizia, una condivisione della sofferenza, un’apertura verso la storia dell’altro.

La voce di Ornella Vanoni, presente in sottofondo, accompagna lo spettatore verso il finale, mentre l’amore cantato si offre come una possibile risposta al dolore e al bisogno umano di non essere soli: un sentimento desiderato e sognato, ma al tempo stesso fragile e doloroso. 
Davide ha portato da solo fino alla fine un pesante fardello, ma può finalmente riappacificarsi con se stesso, tornare a sorridere e a respirare liberamente. E chi non parlava, ora può pronunciare almeno una parola. L’accoglienza dell’altro e del suo dolore hanno portato alla creazione di una relazione, e l’altro diventa parte della nostra esistenza. La storia – che deve ancora accadere – potrebbe forse andare diversamente?
Nessun dolore oun dolore che ha saputo trasformarsi: assolutamente da vedere!

Rossella Zanni