14/10/2026
THE ECHO CHAMBER di Andrea Pallaoro
«Qual è il contrario della musica… il rumore o i silenzi?» è questa una delle domande che Anne pone a Leonardo e al quale il produttore musicale non dà risposta. Questo, uno dei più grandi contrasti all’interno del film: un silenzio che fa rumore, provocando una camera d’eco, un luogo fisico e mentale dove nulla riesce a cambiar forma.
La pellicola, estremamente lenta e inizialmente poco dialogata, trova il suo significato più profondo proprio nel titolo: The Echo Chamber è – metaforicamente – la casa dove vivono Leo (Luca Marinelli) e Anne (Alicia Vikander), una cassa di risonanza dove i loro iniziali silenzi provocano un’eco che ne amplifica i pensieri e i punti di vista spesso simili. Ma non solo, l’eco risuona nel forte legame tra Leo e Ava (Susan Sarandon) – cantante seguita dal produttore – e nelle risposte analoghe dei due di fronte ai problemi della vita, che li portano a reagire come fossero l’uno specchio dell’altra.
L’opera risulta claustrofobica e poco dinamica tanto nella regia quanto nella scrittura: le inquadrature seguono sempre lo stesso schema, portando i personaggi a ripetere più volte gli stessi gesti e le stesse parole. Il concetto di camera d’eco non è solo ciò che il film racconta, ma ciò che fa percepire allo spettatore, costringendolo a vivere un susseguirsi di azioni che tornano sempre su sé stesse; lasciandogli come unico spiraglio una finestra che si apre su uno scorcio di Roma. Al contempo, senza i costanti silenzi, la ripetitività dei ritmi e il suo essere un chamber film, la pellicola perderebbe la propria essenza. Il titolo così si ritrova in ogni parte della scrittura, forse soprattutto nei silenzi.
Caterina Anna Prezioso




