17/10/2026

15/18 di Cedric Kahn

Presentato in Concorso Ufficiale all’83ª Mostra del Cinema di Venezia, 15/18 (A Place To Heal) del regista francese Cédric Kahn è un film forte, sincero e profondo. Anche per chi si avvicina per la prima volta al cinema di questo autore o non conosce la tradizione del dramma sociale francese, l’opera si rivela subito chiara, diretta e capace di coinvolgere chiunque. Il film evita di cadere nel pietismo per far commuovere a tutti i costi e non si limita a un duro attacco al sistema sanitario: riesce invece a raccontare una storia di profonda empatia e umanità.

L'intera vicenda si svolge all’interno di un reparto ospedaliero pubblico di neuropsichiatria infantile riservato agli adolescenti dai 15 ai 18 anni. La diciassettenne Lucia (Zoé Monpart) vi viene riportata dalla polizia dopo una ricaduta e ritrova la coetanea Eloïse (Malou Khebizi) insieme ad altri ragazzi segnati da sofferenze invisibili ma profonde. L’ostacolo più grande, sia per i giovani sia per la squadra di medici guidata da Etienne, è la difficoltà di esprimere il proprio dolore e trovare un equilibrio all’interno di una struttura continuamente sotto pressione. In un cast molto affiatato spicca l'interpretazione di Malou Khebizi: la sua Eloïse comunica moltissimo attraverso il corpo, con posture difensive, sguardi sfuggenti e improvvisi scatti di tensione che restituiscono con grande naturalezza la fragilità dell’adolescenza.

La regia di Kahn è semplice e rispettosa. La macchina da presa si muove con discrezione tra le stanze e i corridoi dell’ospedale, evitando di spettacolarizzare il dolore e lasciando invece spazio al dialogo e all’ascolto. Più che sulle diagnosi mediche, la storia si concentra sulla nascita di piccoli e fragili legami di fiducia tra i ragazzi e gli operatori.
Il risultato è un lavoro toccante e autentico, del tutto privo di retorica. Il merito principale del film è la capacità di far emergere momenti di speranza e di inaspettata leggerezza anche in un contesto segnato dalla sofferenza quotidiana. Di contro, chi cerca una trama tradizionale o un finale con una soluzione chiara potrebbe percepire il racconto come un insieme di episodi staccati. 15/18 si conferma comunque un’opera di rilievo nella competizione veneziana: una lezione di cinema e di umanità che ricorda come l’ascolto sia il primo e più importante gesto di cura.

Matilde Vistosi