17/10/2026
DIO RIDE di Giovanni Veronesi
La narrazione soffre di una banalità disarmante, riprendendo un modello ampiamente abusato: quello del martire coerente fino alla fine con le proprie idee. Si tratta di un topos che attinge a piene mani dalla tradizione classica di stampo socratico, declinabile però in chiave puramente religiosa. Il protagonista, infatti, è un frate che veicola la parola del Signore attraverso la comicità; tuttavia, proprio a causa di questo suo approccio non convenzionale, viene perseguitato, trasformandosi in un martire dalla banalità quasi grottesca.
Il comparto tecnico rafforza la bidimensionalità del racconto: la regia predilige un’estetica patinata che in molte sequenze richiama l’impostazione formale di uno spot, intrecciata a continui richiami all’iconografia cristiana. Questo estetismo esasperato finisce per snaturare la potenziale portata emotiva della vicenda, riducendo sequenze dal forte impatto drammatico a una loro semplice caricatura.
A risollevare le sorti della produzione interviene tuttavia il reparto artistico. La prova degli attori è senza dubbio notevole e capace di donare dignità ai ruoli principali, interpretati rispettivamente da Pierfrancesco Favino nel ruolo del protagonista e Silvio Orlando nei panni del cardinale, per quanto le figure secondarie risultino piatte e simili a maschere grottesche. A ciò si affiancano una cura certosina nei costumi e una ricostruzione delle ambientazioni estremamente verosimile, elementi che testimoniano un alto livello produttivo.
Nonostante queste pregevoli doti formali, Dio ride resta un involucro visivamente soddisfacente e ben recitato che, purtroppo, non riesce a nascondere una parabola fin troppo prevedibile, incapace di reggere il confronto con le aspettative della kermesse veneziana.
Lavinia Giulia Impiombato




