17/10/2026

GA-NEUNG-HAN SA-RANG (POSSIBLE LOVE) di Lee Chang-dong

Del 72enne regista, sceneggiatore e scrittore sudcoreano Lee Chang-dong, del quale abbiamo apprezzato alcuni suoi precedenti film (“Peppermint Candy”, 2000; “Poetry”, 2010 e “Burning – L’amore brucia”, 2018) è stato presentato a Venezia in concorso il suo ultimo lavoro: “Possible Love”. Una storia che racconta la classe operaia delle fabbriche che lottano per la chiusura e la vendita delle loro strutture a gruppi stranieri.

Il regista si incentra su una coppia sposata e con un bambino, che aveva lavorato in una di queste fabbriche coreane in fase di dismissione: l’introverso ex operaio Ho-seok e sua moglie Mi-ok dal carattere più espansivo. Entrambi avevano scioperato insieme con gli altri operai e le loro famiglie realizzando picchetti e pacifiche forme di autogestione davanti alla fabbrica. In risposta, la loro protesta era stata sedata con una violenta carica della polizia contro gli inermi manifestanti e dove a farne le spese era stato proprio Ho-seok.
Tempo dopo sua moglie verrà avvicinata da una giovane regista, Ye-ji, dai modi gentili, sposata ad un facoltoso imprenditore, che intende raccontare quella protesta attraverso un documentario sulla loro vita e la loro esperienza in fabbrica. Mi-ok riuscirà a convincere suo marito a partecipare al progetto - nonostante la sua scontrosità, perché ferito e umiliato da quell’esperienza vissuta; sia per dar voce ai ricordi di quella protesta, sia perché lei stessa è affascinata dalla conoscenza con quella coppia appartenente alla ricca borghesia. Invitati da quest’ultimi nella loro splendida villa al mare, con annessa spiaggia privata, dove poter girare in video in tutta tranquillità le interviste per il documentario, tra le due coppie si instaurerà una sorta di apparente amicizia che sembrerà suggerire un’illusoria vicinanza tra classi sociali; anche con una ingenua attrazione di Mi-ok per l’imprenditore, una volta che i due si troveranno in spiaggia nudi a fare il bagno. Questa esperienza alla fine resterà solo una breve parentesi.

Il film è dedicato alla memoria del regista polacco Kieślowski ed è ispirato ad uno dei capitoli del suo Decalogo (“Non desiderare la roba degli altri”). Nonostante il lavoro risulti alla fine un po’ troppo prolisso Chang-dong conferma ancora una volta una sensibilità e una purezza nel tratteggiare caratteri e situazioni normali che però hanno sempre un riflesso politico e sociale importante. Il film è stato premiato con il Leone d’Argento, Gran Premio della Giuria a Venezia 83.

Andrea Curcione