06/12/2025

LA VALLE DEI SORRISI di Paolo Strippoli

Dopo il successo internazionale dell’esordio targato Netflix A Classic Horror Story e l’intimo e drammatico Piove, vincitore del premio Solinas per la sceneggiatura, Paolo Strippoli, classe 1993, torna al cinema con un nuovo folk horror tutto italiano, scritto insieme a Jacopo Del Giudice e Milo Tissone, e presentato con un’azzeccatissima proiezione di mezzanotte al Festival del Cinema di Venezia.

In seguito alla tragica morte del figlio adolescente, Sergio, cinico ex campione di judo logorato dal dolore e dal senso di colpa, accetta una supplenza come professore di educazione fisica nella scuola di Remis, un paesino da cartolina incastonato tra le Alpi che, nonostante un terribile incidente ferroviario avvenuto alcuni anni prima, è noto come la “Valle dei Sorrisi”, per l’apparentemente imperturbabile allegria dei suoi abitanti.

Nonostante la calorosa accoglienza, Sergio fatica ad ambientarsi nel nuovo contesto e a fare i conti con i propri fantasmi, e ben presto scopre che dietro a questa innaturale maschera di felicità si cela il potere miracoloso di Matteo, un suo studente capace di assorbire la tristezza altrui con un semplice abbraccio e che, spinto dal padre, si presta ogni settimana a un rito catartico pseudo-religioso che coinvolge l’intero villaggio, in un’atmosfera di timore e venerazione.

Accomunati da uno schiacciante senso di solitudine, il giovane — che vorrebbe solo essere visto e amato — e l’insegnante, contrario allo sfruttamento del ragazzo, in cui rivede il figlio perduto e che vorrebbe salvare da questo fardello, trovano la forza di aprirsi a un rapporto autentico e vulnerabile in netto contrasto con la gioia artificiale che pervade il paese, che rischia di distruggere il precario equilibrio di una comunità disposta a qualsiasi cosa pur di non perdere la propria panacea e che ha scelto di sotterrare quotidianamente il dolore individuale e collettivo piuttosto che affrontarlo — rinunciando così del tutto alla propria umanità.
Perché in questa parabola disturbante, racconto di formazione sulla scoperta di sé e sul potere curativo del contatto con gli altri, il mostro non è il trauma, non è il lutto e nemmeno la solitudine, ma prende corpo nell’oblio, l’illusoria soluzione nella quale si sceglie di rifugiarsi per evitare un confronto, quello con il ricordo e con la sofferenza — nemici capitali del nostro tempo — che è passaggio fondamentale sulla via della guarigione.

Iacopo Ricciotti