06/12/2025

KOMEDIE ELAHI di Ali Asgari

Il punto di partenza di Komedie Elahi affonda in un’esperienza personale del regista Ali Asgari: l’Iran, un Paese sempre più oppressivo e sottoposto alla censura, non è stato “casa” per molte delle sue proiezioni. Da qui nasce il desiderio di raccontare la storia di un altro regista iraniano, Bahram Ark, scegliendo di farlo interpretare dallo stesso Ark in una versione romanzata di sé.

Il protagonista, accompagnato dalla produttrice Sadaf Asgari e da una vistosa vespa rosa shocking, attraversa Teheran alla ricerca di una sala disposta a proiettare il suo film, andando contro i dettami imposti. L’opera si apre con un primo piano sul regista che discute con un funzionario incaricato del visto di censura. Quest’ultimo, volutamente mai inquadrato, rappresenta la censura come un’entità anonima e senza volto, simbolo di un potere invisibile ma onnipresente.

L’assurdità e l’ironia emergono nelle giustificazioni che Bahram riceve per i continui rifiuti: il film non viene accettato perché girato in turco-azerbaigiano, lingua che, secondo le autorità, rischierebbe di allontanare il pubblico dalla venerazione dello Stato iraniano. Ed è proprio in questo contrasto tra burocrazia e libertà artistica che si inserisce la vena comica e satirica del film. Già il titolo, che richiama la Commedia di Dante Alighieri, è una scelta provocatoria: in Iran il poema è bandito poiché Dante colloca Maometto tra le anime dell’Inferno. Allo stesso modo, Asgari costruisce un film che sfida apertamente i tabù culturali e religiosi. Emblematica è la figura di Sadaf, che infrange ogni stereotipo della donna islamica: ha capelli colorati, un atteggiamento ribelle, abiti eccentrici ed è lei a guidare la vespa, quasi a voler beffeggiare il patriarcato e le sue regole non scritte.

Le inquadrature, statiche, si concentrano sui due protagonisti: una scelta coerente con il tono riflessivo dell’opera, ma che rischia di appesantire la narrazione. I dialoghi si dilatano, il ritmo rallenta, e l’assenza di flashback accentua la sensazione di immobilità. In conclusione, il punto di forza di Komedie Elahi risiede nel coraggio con cui affronta la censura e nella capacità di trasformare la rabbia in ironia. Asgari racconta l’impossibilità di essere liberi in un contesto che soffoca la creatività, ma al tempo stesso afferma che l’arte può ancora ribellarsi, anche solo con una risata e che la libertà espressiva, pur piegata, non smetterà mai di cercare un varco (anche solo in una piccola casa di Teheran, davanti a trenta spettatori!).

Miriam Matta