17/11/2025

DEAD MAN’S WIRE di Gus Van Sant

Gus Van Sant è il regista di Dead man’s wire, film tratto da una disperata storia vera presentata in concorso alla Mostra del cinema di Venezia 2025. La vicenda è ambientata negli anni Settanta e ha come protagonista Tony Kiritsis, un uomo esasperato da una serie di ingiustizie che prende in ostaggio il suo broker ipotecario, Richard Hall, con un dispositivo che lega un filo al suo collo legato al grilletto di un fucile. Dead man’s wire è un film intenso, che mescola alla perfezione thriller e cronaca nera, senza mai scadere nel banale, mantenendo alta la tensione fin dai primi minuti di pellicola.

La storia inizia subito, senza preamboli: tutte le spiegazioni necessarie allo spettatore arrivano nel corso della narrazione, direttamente dalla voce del protagonista, attraverso i suoi gesti e la sua disperazione. La tensione si costruisce non solo attraverso gli eventi e le azioni dei personaggi, ma soprattutto tramite dialoghi tesi, che spingono il pubblico a chiedersi continuamente: cosa succederà davvero? La narrazione attraversa varie fasi: dai momenti drammatici a quelli intrisi di un’ironia amara e tragicomica, che non smette mai di riflettere sull’oscurità di fondo. I personaggi risultano credibili e ben costruiti, a partire da Bill Skarsgard, che veste i panni del protagonista Tony e incarna la fonte primaria della tensione che percorre l’intera pellicola. Dall’altra parte del fucile c’è Richard Hall, interpretato da Dacre Montgomery: un uomo spaventato, figlio del presidente della Meridian Mortgage, che si trova coinvolto in una serie di eventi non scelti, fino a dover arrivare a umiliarsi pur di sopravvivere.

L’atmosfera e il contesto storico fanno da cornice a un altro tema centrale: quello dell’attenzione mediatica che circonda episodi di cronaca nera. Le telecamere, i giornali, i curiosi e l’opinione pubblica diventano parte integrante della vicenda, contribuendo a renderla ancora più reale e allo stesso tempo problematica. È questo uno degli aspetti che Dead man’s wire vuole denunciare, pur lasciando spazio a un sottile velo di ironia. Lo spettatore non riesce mai fino in fondo a schierarsi né con Tony né con Richard: da un lato le ragioni di Tony possono sembrare comprensibili, ma non giustificano i suoi gesti; dall’altro le azioni di Richard, suo padre e del sistema che rappresentano appaiono discutibili, ma la condanna rischia di costare la vita.

Dead man’s wire è quindi un film che riesce a intrattenere e a far riflettere allo stesso tempo. Un’opera che mette in scena una storia vera senza mai perdere la sua forza drammatica, adatta soprattutto a chi ama il cinema che osa raccontare la realtà con intensità e spessore.

Maria Zuozo