30/09/2025

NO OTHER CHOICE di Park Chan-wook

Con No Other Choice Park Chan-wook, regista di culto di Oldboy, Lady Vendetta e del più recente Decision to Leave, ha portato in Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia il film che sognava di realizzare da anni. Tratto dal romanzo di Donald E. Westlake The Axe, già adattato da Costa Gavras in Cacciatori di teste nel 2005, No Other Choice, ha per protagonista l’attore sudcoreano Lee Byung-hun, conosciuto al pubblico internazionale soprattutto per il ruolo del Frontman nella serie Netflix Squid Game.

La storia è quella di Man-soo, che dopo 25 anni di lavoro in una cartiera che gli ha permesso di garantire un tenore di vita piuttosto agiato alla moglie e ai figli, viene improvvisamente licenziato. Rimasto senza lavoro e umiliato dalla prospettiva di riadattare il suo stile di vita, Man-soo, consapevole della concorrenza spietata per un nuovo posto di lavoro, opta per una soluzione estrema: eliminare uno ad uno tutti i migliori candidati sul mercato.
No Other Choice, che si muove nei binari di un irresistibile mix tra commedia nera e thriller, è un film stratificato e complesso, forte di una storia che si apre a vari livelli di lettura e l’impianto stilistico e narrativo tipico del grande cinema di Park Chan-wook.

Ci sono tutti i luoghi che spesso popolano il cinema sudcoreano, dalla pressione sociale all’ansia di perdere il proprio status in una società competitiva che non salva, ma anzi affossa chi rimane indietro. Tematiche esplorate con uno sguardo critico ma che non giudica l’agire dell’antieroe protagonista, con il quale non si può fare a meno, nonostante tutto, di entrare in empatia.

La regia di Park accompagna lo svolgersi di una storia che è fatta di tante storie, spunti e stimoli che si traducono a livello visivo. Ogni sequenza, addirittura ogni inquadratura, racconta la storia principale e, in secondo piano, scopre e mostra dettagli da cogliere che sono tutt’altro che secondari.
La sinergia tra una scrittura perfettamente cesellata, specie per quanto riguarda il ritratto di Man-Soo e della sua famiglia, le immagini e l’utilizzo della musica spinge a guardare oltre e a concentrarsi sui dettagli, mentre il costante dialogo tra il grottesco e la tensione sono il valore aggiunto di un film che cattura e sorprende dall’inizio alla fine.

Anna Culotta