30/09/2025

FRANKENSTEIN di Guillermo del Toro

A Venezia 82, torna Guillermo del Toro con un altro dei suoi mostri, questa volta ispirato alla storia della scrittrice Mary Shelley, Frankenstein, che è dotato di una forza simile a quella di Prometeo, figura creata dagli Dei secondo la mitologia greca, che con le sue azioni diede origine all’esistenza umana. La Creatura è possente ed ha un’altezza fuori dal normale, ma al contempo possiede uno sguardo sensibile e dolce verso le piccole cose, come quelle foglie che prende con delicatezza e lascia scorrere lungo un rivolo d’acqua che si getta sul mare.

Ad interpretare Victor Frankenstein è l’attore Oscar Isaac, che appare come un uomo solitario, convinto delle sue idee e sicuro delle ricerche effettuate davanti agli scienziati e agli uomini di quel tempo, non dubita nel poter creare alla pari di Dio, ma nei suoi diversi tentativi si accorge di aver peccato di arroganza e arriva all’autodistruzione al punto di voler bruciare tutto, incluso quell’essere composto da parti di cadaveri.
Nei panni del Mostro, Jacob Elordi, che si immerge nella parte grazie ad un trucco di 42 protesi diverse che lo rendono unico ed originale rispetto ai Frankenstein delle riproposizioni cinematografiche precedenti e anche perché abbellito dai modi e da una sensibilità umanizzata. 

Ognuno dei personaggi ricreati presenta una componente estetica surrealista e altrettanto barocca che lascia il segno nell’immaginario dello spettatore. Elizabeth, Mia Goth, la donna amata da tutti i protagonisti, risulta eterea e leggera come le farfalle che adora e di cui si interessa, non sembra essere sulle stesse lunghezze d’onda della società che la circonda e si imbatte nell’esistenza di quel mostro di cui nessuno è a conoscenza. 
Sul progetto, Del Toro ha dichiarato che per 30 anni ha cercato di trovare il modo giusto per fare il film e che, quando vide per la prima volta la versione di James Whale, fu per lui un’ispirazione, tanto da considerare Boris Karloff come un Messia. La produzione non è mai stata possibile per i costi elevati, ma grazie a Netflix si è raggiunta finalmente la sua realizzazione.

La resa del suo Frankenstein però si differenzia perché, pur essendo una figura imponente e ultraterrena, è volutamente umanizzata giacché il Mostro ha la profonda necessità di rapportarsi con gli altri e di sentirsi parte di una comunità al di là delle fattezze orrende e della sua diversità. In lui cresce perfino una coscienza e il forte desiderio di potersi vincolare con una compagna.

Nella pellicola non si esclude l’argomento sul rapporto tra padre-figlio che si plasma in molte delle scene, quando il creatore guida ed accudisce la creatura o nel momento in cui Victor riproduce degli schemi educativi ricevuti dal genitore durante l’infanzia, come essere bastonato per l’apprendimento o il perdono vicendevole che riaffiora a partire dalla piena consapevolezza dei ruoli che ciascuno detiene.   

Guillermo del Toro continua a camminare sui binari dell’amore, dell’umanità e della bontà che caratterizzano tutti i mostri che ha generato lungo la sua carriera fino a renderli migliori degli stessi personaggi umani. Con Frankenstein ricrea una figura fatta non solo di carne ma anche di anima. 
 
Blanca Estela Rodríguez
Giornalista italo-messicana.
Corrispondente di eventi cinematografici, artistici e letterari internazionali.