30/09/2025
FATHER MOTHER SISTER BROTHERdi Jim Jarmusch
Il regista americano torna sui suoi stessi passi dopo “l’esperimento” del 2019 rappresentato dall’horror-commedia I morti non muoiono: niente zombie stavolta, ma solo famiglie, disfunzionali o distrutte.
Si aggiunge la morte, declinata come un passaggio obbligato, raccontata da chi resta e raccoglie i cocci di un passato andato in frantumi.
Tre storie e tre luoghi per un film a episodi indipendenti - tecnica scelta già per Coffee and Cigarettes (2003) e, prima, Taxisti di notte (1991) - con dei collegamenti simbolici, sottolineati apertamente: l’obiettivo è mostrare intimamente le relazioni umane che nessuno può scegliere, quelle con i familiari appunto.
Il cast è costituito da attori celebri, tra cui Adam Driver e Cate Blanchett, e l’immancabile Tom Waits, sodale di Jarmusch da quarant’anni.
Il primo episodio vede protagonista proprio il musicista: è quello in cui vengono esplicitati più chiaramente gli intenti del film; il secondo è forse il più debole tra i tre; si chiude il cerchio con fratello e sorella che svuotano l’appartamento parigino dei genitori morti: senza dubbio il più emozionante.
Colpisce la quasi assenza di musica: vi è, infatti, solo un brano, Spooky, nella celebre versione di Dusty Springfield e in una cover di Anika realizzata per il film, e poi These Days diNico, presente in un’altra pellicola di inizio millennio sul tema della famiglia, I Tenenbaum (2001) di Wes Anderson.
La quasi totale assenza di musica può essere interpretata come una metafora delle difficoltà di comunicazione che caratterizzano le famiglie dei primi due episodi: nello spettatore la scelta, però, sfocia in un eccessivo distacco emotivo (accentuato dalla luce fredda) ci si focalizza sui dialoghi e le inquadrature, restando distanti. Contrariamente allo sviluppo, il brano utilizzato nei titoli di testa sembrerebbe preludiare a un film pieno di musica - com’era stato Broken Flowers (2005), caratterizzato da una colonna sonora ricchissima e composita, in fondo il film di Jarmusch più simile per temi, atmosfere e fotografia (inquadrature e colori) a questo.
Complessivamente, l’ultima opera di Jarmusch rappresenta la piena maturità stilistica raggiunta dal regista: la poesia narrativa e formale dei primi film è stata privata di ogni sovrastruttura e, forse paradossalmente, è più nascosta, ma sempre presente.
Isabella V. Fleri





