10/12/2025

STRAIGHT CIRCLE di Oscar Hudson

Straight Circle segna il debutto di Oscar Hudson alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e lo fa con un film che sceglie di osare, rifiutando ogni definizione di genere, tono o stile. È un’opera che sfugge alle etichette, oscillando tra commedia, dramma, horror e surreale, trovando proprio in questa ambiguità la sua forza più originale.
Il film si apre con uno split screen che rimane quasi costante: due riquadri, un unico paesaggio, ma personaggi diversi, da un lato il soldato Warne, dall’altro Arthur. Entrambi sorvegliano i confini di un territorio conteso con il compito di impedire che l’altro lo oltrepassi. Col tempo, però, la lunga coesistenza li porta a perdere ogni distinzione, fino a diventare un’unica entità, un corpo e un’anima condivisi.

Hudson costruisce un film che nasce senza pretese apparenti, se non quella di stupire e disorientare. Il tempo, cardine della narrazione, è volutamente dilatato e circolare: come suggerisce il titolo, tutto si ripete e ritorna. La gag muta diventa linguaggio universale, sostituendo le parole: nel silenzio, i due attori regalano interpretazioni straordinarie e quando non riescono più a parlare, comunicano tutto con lo sguardo, tra paura, smarrimento e stupore.
La fotografia, coerente con la struttura dello split screen, mostra sempre lo stesso terreno da due prospettive diverse. La simmetria e i colori ricordano inevitabilmente il cinema di Wes Anderson: una somiglianza che, se da un lato rivela poca originalità, dall’altro conferma il raffinato gusto estetico di Hudson.
Il ritmo è volutamente irregolare, spezzato, contorto. La narrazione è infatti traversata da flashback, come nella scena in cui Warne infila la testa nella sabbia e si ritrova a osservare la sua famiglia con nostalgia dal tetto!

Al di là dell’aspetto visivo, Straight Circle offre una riflessione profonda e inquietante: mostra una realtà distopica e alienante, in cui la guerra diventa gesto meccanico, privo di senso e memoria. Si combatte per brandelli di terra, ma il conflitto è anche interiore: l’uomo, nel suo isolamento, distrugge il “noi” per affermare un fragile “io”. È una critica alla società di massa, alla violenza normalizzata e alla perdita d’identità.

Il finale non lascia spazio a risate né speranza: a prevalere è la violenza, quella che pugnala alle spalle e abbandona. Straight Circle è un’esperienza da vedere assolutamente, un film che unisce l’assurdo e il reale, ricordandoci quanto sottile sia il confine tra sopravvivere e perdersi del tutto.

Miriam Matta