10/12/2025

“KAGI (LA CHIAVE)” di Kon Ichikawa

Kagi (La chiave) è la pellicola del regista giapponese Kon Ichikawa presentata restaurata nella categoria Venezia classici all’82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Liberamente ispirato dal romanzo di Jun'ichirō Tanizaki, la sceneggiatura, però, se ne discosta notevolmente. Kenji Kenmochi è un collezionista di antichità di mezz’età che da tempo si reca dal medico per sottoporsi a delle punture ormonali che dovrebbero restituirgli la sua viralità, anche se queste non sembrano avere alcun effetto. Fino a che non scopre la cosa che realmente lo può scuotere da quel torpore che si sente addosso: una notte Ikuko, la moglie molto più giovane ed attraente, sviene in bagno dopo aver bevuto del brandy e viene, allora, chiamato Kimura, l’amante della figlia Toshiko nonché medico dello stesso Kenmochi, per portare la donna in camera a letto ed aiutarla a stendersi.

L’uomo, così, scopre la gelosia. E farà di tale sentimento il motore per cercare di uscire dalla propria frustrazione sessuale.

Kagi sembra anche rompere dagli schemi della tipica filmografia giapponese: la presenza di abbozzate scene di sesso seguite da sequenze con treni che si agganciano tra di loro e sbuffano o anche le scene di nudo vedo non vedo quando Kenmochi fotografa la moglie nei momenti di svenimento.

Quella che viene delineata è una commedia nera e drammatica che esplora la perversione sessuale di una famiglia borghese in decadenza, un qualcosa che quasi potrebbe ricordare l’italiano Teorema di Pier Paolo Pasolini. Una famiglia la cui vita emotiva e sessuale gira intorno ad un unico ragazzo, che all’inizio sembra infatuato di Toshiko, con la quale conduce una relazione basata essenzialmente sul sesso, ma che poi accetta di sposare la ragazza con l’unico scopo di rimanere vicino alla madre di lei. Ma, colpo di scena, dopo la morte del capo famiglia la sua idea è quella di andarsene perché ormai fiuta il tracollo economico che madre e figlia subiranno.

Ad aumentare il ridicolo e il grottesco di tutta la faccenda per di più si aggiunge il come sopraggiunge per loro la morte. In una sorta di accidentale rivalsa del proletariato la domestica avvelena tutti e tre involontariamente, mentre anche la figlia già cercava di avvelenare la madre, questa volta però intenzionalmente. E la polizia, nonostante la confessione affranta dell’anziana donna, archivia il caso come suicidio collettivo.

Sofia Palmeri