10/12/2025
AMMAZZARE STANCA di Daniele Vicari
Contrariamente a quanto avviene solitamente nei film di mafia, la storia si svolge non presso il luogo d’origine del clan, ma lontano, in provincia di Varese, dove Antonio e suo fratello Enzo sono cresciuti. Questo spostamento geografico diventa un dettaglio significativo: l’accento lombardo dei ragazzi è per Giacomo un simbolo di debolezza e, più in generale, di disonore.
La narrazione si sviluppa in tre fasi principali. La prima parte, ambientata negli anni ’70, mostra Antonio seguire gli ordini del padre, compiendo omicidi e rapine per conto del clan e su iniziativa propria per ottenere un po’ di indipendenza economica. La vicenda si interrompe bruscamente quando Antonio viene ferito durante un colpo a una gioielleria e finisce in carcere.
In questo contesto emerge la figura di Angela (Selene Caramazza), fidanzata e poi moglie di Antonio. La donna non è protagonista di lunghi dialoghi, ma la sua presenza diventa essenziale: uno degli incontri più intensi tra i due avviene proprio in carcere, rivelando il lato più umano e fragile del protagonista. Si tratta forse del vero picco emotivo del film. Il personaggio femminile, inoltre, è uno degli elementi che di fatto costituiscono il motore della trama.
La terza sezione, ambientata negli anni ’80, si avvia con il rilascio di Antonio e porta la storia verso un climax di tensione crescente, culminando in un finale prevedibile, ma capace di tenere lo spettatore incollato allo schermo.
Il film non edulcora nulla: mostra i rituali mafiosi, la violenza e le uccisioni, ma mette anche in luce il dolore e la crisi interiore di chi cresce in un ambiente criminale, senza scadere in un’eccessiva empatia. Supportato da interpretazioni solide e da una regia attenta, Ammazzare stanca si avvale di inquadrature significative, una colonna sonora ben calibrata e dialoghi curati, restituendo con forza la storia di una famiglia intrappolata nella malavita.
Isabella V. Fleri




