10/12/2025

SILENT FRIEND di Ildikó Enyedi

Il rapporto uomo-natura, la ricerca della sensibilità delle piante e di una nostra connessione con esse sono al centro dell’ultimo film della regista e sceneggiatrice ungherese Ildikó Enyedi “Silent Friend” presentato in concorso a Venezia 82.
La regista, sensibile nel raccontare nei suoi precedenti film il misterioso legame che a volte fa incontrare le persone (“Corpo e anima”, 2017; “Storia di mia moglie”, 2021) questa volta esplora il mondo della botanica attraverso tre storie ambientate in epoche diverse: 2020, in piena pandemia Covid, un neuro-scienziato di Hong Kong (Tony Leung Chiu-wai), studioso della mente dei neonati, giunge in Germania come “visiting professor” presso l’università di Magdeburgo dove ripeterà lo stesso esperimento neuronale su un vecchio e maestoso albero ginkgo biloba sotto lo sguardo diffidente di un inserviente.

1908, Greta (Luna Wedler) la prima donna ammessa con molte difficoltà nello stesso ateneo dagli anziani professori maschilisti, scoprirà, attraverso la lente della fotografia, i legami dei sacri schemi dell’universo nascosti nella più umile delle piante.

1972, Thomas (Johannes Hegemann) un giovane e timido studente subirà il fascino di Gundula (Marlene Buruw), una ragazza emancipata, sua compagna di studi, che lo appassionerà a un suo esperimento su un geranio in vaso al quale ha applicato degli elettrodi per osservare le reazioni della pianta a determinati stimoli.
La regista Enyedi mette così a confronto la relazione tra genere umano e mondo vegetale a quella tra maschi e femmine nel corso del tempo. Come le piante si distinguono per sesso e reagiscono agli stimoli esterni, allo stesso modo si comportano le persone, pur vivendo le differenze e le difficoltà sociali nei vari periodi storici. Il film vive di una magnifica fotografia (di Gergely Pálos) che nell’ultima scena inquadra il secolare albero in tutta la sua bellezza, che ancora vive e sicuramente vivrà per molte altre generazioni.

Andrea Curcione