10/12/2025

KIM NOVAK’S VERTIGO di Alexandre O. Philippe

La diva Kim Novak si racconta attraverso la cinepresa del regista Alexandre O. Philippe. Descritta perfettamente in tutte le sue sfaccettature: la sua carriera da attrice, la sua passione da pittrice, ma specialmente la sua vita da artista incompresa.
Philippe decide di descrivere Kim attraverso gli oggetti del passato trovati nella soffitta della donna: copioni, abiti di scena, schizzi e fotografie, che diventano gli strumenti per rispondere alla domanda: Chi è veramente Kim Novak? Come spesso traspare dalle parole dell’attrice, interpretare così tanti ruoli differenti tra di loro le ha fatto perdere di vista chi era veramente, l’arte e la pittura l’hanno aiutata a ritrovare sé stessa ed a rimettere insieme i pezzi della sua personalità frammentata da anni di personaggi e copioni.

Qui, appare la duplicità del film Vertigo (La donna che visse due volte) diretto da Alfred Hitchcock, Kim diventa il riflesso di quella personalità scissa che caratterizza il personaggio di Judy/Madeleine. Attraverso una sapiente narrativa il regista mostra come nell’attrice vivano entrambi questi personaggi, come Kim possa essere l’attraente, misteriosa, femme fatale Madeleine, ma anche la genuina e desiderosa di essere vista per come è realmente Judy.
Philippe riesce a raccontare la storia dell’attrice, attraverso un dialogo aperto pilotato da oggetti del passato che raccontano e fanno raccontare storie indelebili, capaci di descrivere chi è Kim e come vorrebbe essere vista dal mondo.

La Novak è qualcosa di più che mera diva del cinema: lei è un’artista, che ricerca sé stessa e tenta di rimanere fedele a quello che è, pittrice e poetessa della propria vita. Dimostrando, così, quanto sia difficile cercare di narrare la propria storia, mentre il resto del mondo tenta di dirti chi e cosa dovresti essere.
La sua essenza può essere paragonata al tailleur grigio di Madeleine, rimasto chiuso in una scatola per decenni, che aspetta solo di essere aperto per rivelare quello che è e quello che è stato. Un po’ come la Novak, che decide di raccontarsi nel suo intimo bisogno di essere vista e non solo guardata, di essere compresa e non solo letta. È così che Kim incarna l’archetipo dell’artista sopravvissuta.

Agnese Piana