23/09/2026

I FIGLI DELLA SCIMMIA di Tommaso Landucci

I figli della scimmia diretto da Tommaso Landucci, rappresenta un’opera prima di straordinaria maturità, un dramma familiare profondo che rifugge da ogni facile ricatto emotivo per scandagliare la complessità dei legami affettivi. Ispirato alla celebre favola di Esòpo in cui la scimmia predilige uno dei suoi due piccoli finendo per trascurare l’altro. Il film si focalizza sulla natura contraddittoria dei sentimenti paterni all’interno di un modello patriarcale che si declina in forme sottili e contemporanee: la delega emotiva, il peso del dovere, l’incapacità di elaborare il dolore al di fuori del controllo e la cura intesa come prigione.

La trama segue Dario, un uomo apparentemente realizzato che dedica ogni cura al figlio Enrico, costretto su una sedia a rotelle. Incarna la figura del padre devoto, ma custodisce un mondo interiore chiuso e fragile. Quando il nipote adolescente Giacomo irrompe nella sua vita cercando compagnia, in Dario emerge un rimpianto genitoriale inespresso. La crescente complicità tra i due diventa una proiezione illusoria che incrinerà il fragile equilibrio familiare.

Dal punto di vista estetico, Landucci adotta uno stile essenziale e rarefatto. La fotografia sfrutta i primi piani a bassa profondità di campo e un formato in 4:3 per isolare Dario dagli sfondi, costringendo lo spettatore a concentrarsi sulla performance fisica dell’attore e rendendo tangibile la distanza psicologica che lo separa dal resto della famiglia. Il tema dell’isolamento emotivo viene restituito visivamente anche attraverso la gestione degli spazi domestici e la tecnica del “frame intra”, che pone il protagonista in gabbia. L’uso di toni grigi, blu polvere e verdi d’ombra trasforma gli ambienti in un’estensione visiva degli stati d’animo, trasmettendo la sensazione di uno spazio saturo dalla fatica e privo di slancio.

Un film rigoroso che lascia il segno.

Vittoria Chiuso