11/01/2021

Freaks Out di Gabriele Mainetti

Con Lo chiamavano Jeeg Robot, Gabriele Mainetti si è affermato nel panorama nostrano come uno dei cineasti più promettenti e talentuosi. Ora, ad oltre sei anni dal debutto dietro la macchina da presa, Mainetti torna a sorprendere con Freaks Out, presentato in Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Siamo a Roma, più precisamente nella Roma occupata dai nazisti dopo l’armistizio del 1943. Israel gestisce il Circo Mezzapiotta, alla guida di quattro artisti dotati di poteri straordinari: Fulvio, Cencio, Matilde e Mario. Quattro fenomeni da baraccone, quattro freaks emarginati per la loro diversità che vivono come una piccola, strana famiglia. Quando Israel scompare misteriosamente (forse è fuggito, forse è stato catturato dai nazisti), i quattro si ritrovano soli nella città occupata. Fin quando il terribile Franz, a sua volta un freak, decide di sfruttarli per i suoi oscuri piani.

Magico, allegorico, piacevolmente sovrabbondante. Freaks Out è questo e molto altro: un’opera ricca di citazioni e riferimenti con cui Gabriele Mainetti dimostra di avere grandi ambizioni per il futuro. Il regista romano collabora per la sceneggiatura con Nicola Guaglianone, portando avanti il sodalizio iniziato con Lo chiamavano Jeeg Robot. Mainetti vuol bene ai suoi personaggi e porta gli spettatori a volergliene a loro volta. Regala loro un arco narrativo completo, soprattutto per quanto riguarda il personaggio di Matilde, il più simbolico di tutti nel suo percorso di formazione. Straordinaria la figura del villain, un vero e proprio cattivo dei fumetti, magistralmente portato sullo schermo da Franz Rogowski. Freaks Out non avrà la portata innovativa di Lo chiamavano Jeeg Robot, ma è il manifesto programmatico di un cineasta che ha molto da dire e sa come farlo.

Un film cui si perdona volentieri qualche volo pindarico di troppo e un missaggio sonoro a volte troppo confuso; l’arco narrativo incompleto di alcuni personaggi secondari e un minutaggio forse eccessivo. Il cast in stato di grazia è invece la ciliegina sulla torta, con menzione particolare a Pietro Castellitto nei panni di Cencio e alla splendida, giovanissima, Aurora Giovinazzo alle prese con le sfaccettature del personaggio di Matilde.

Anna Culotta