25/10/2021

DUNE regia di Dennis Villeneuve

Dennis Villeneuve (classe 1967) è un regista canadese abbastanza eclettico nel panorama cinematografico. Dopo le prime esperienze in patria, si è poi cimentato all’estero in vari generi riscontrando sempre un notevole successo con premi nei più importanti festival internazionali: dai primi film surreali (“Un 32 août sur terre” a “Maelströ”) ai cortometraggi (“Next floor”), al drammatico (“Polytechnique”, “La donna che canta”) e poi al noir (“Prisoners”) all’azione (“Sicario”) e infine al fantastico/fantascienza (“Enemy”, “Arrival”, “Blade Runner 2049”).

Sempre di quest’ultimo genere è “Dune” presentato Fuori Concorso a Venezia 78, tratto da un romanzo dello scrittore Frank Herbert nel 1965 e considerato un grande classico della narrativa “science-fiction”; un bestseller che ha influenzato registi come George Lucas per “Star Wars”, Alejandro Jodorowsky (per un film mai realizzato) e David Linch che ne fece un film nel 1984. Adesso ci ha provato Villeneuve, forte anche del progresso nel campo degli effetti speciali, per raccontare la storia ambientata nell’Undicesimo millennio dove si immagina che tutti i pianeti abitati siano sotto la guida di un Imperatore.

Nel pianeta inospitale Arrakis, guidato dal Duca Leto (Oscar Isaac) della famiglia Atreides, che lo amministra per conto dell’Imperatore, si raccoglie dal suolo e si coltiva la Spezia che allunga la vita e spinge le astronavi a velocità supersonica. Questo però se si riesce ad evitare degli aggressivi e famelici vermi giganti, nascosti sotto le dune del deserto e sensibili alle minime vibrazioni. Gli unici a evitare questi mostri sono i Fremen, nativi del luogo e ostili agli occupanti Atreides.

L’imperatore teme tuttavia l’accresciuto potere del Duca Leto e prepara una congiura per eliminare lui, il suo giovane erede Paul (Timothée Chalamet) e sua madre Lady Jessica (Rebecca Ferguson) dotata di poteri stregoneschi. Sarà lei a insegnare al figlio tali poteri poiché Paul è destinato un giorno a guidare l’impero. Madre e figlio avventurosamente riusciranno a scampare alla morte e a fuggire. E la storia si ferma qui.
In attesa della seconda parte possiamo considerare questo costoso film (budget da 165 milioni di dollari) affascinante per le sue ambientazioni (girato negli studi Origo Film di Budapest) anche nei panorami naturali (il deserto della Giordania) una via di mezzo tra “Guerre stellari” e “Il Trono di Spade” dai toni e dai colori cupi (in prevalenza il grigio, l’ocra e l’oro) con un cast eccellente e il film nelle sue quasi 3 ore non risulta affatto pesante.

Andrea Curcione