25/10/2021

Doppia intervista con Hernán Mendoza e Hatzin Navarrete, protagonisti de "La Caja"

Senza i 50 chili che aveva dovuto mettere su per caratterizzare il personaggio di Mario, Hernán Mendoza, vincitore di un Ariel come miglior attore per "La 4a Compañía" e con un numero importante di apparizioni in televisione, teatro e cinema, ha risposto alle domande in modo ameno, assieme a Hatzin Navarrete, attore debuttante. Entrambi messicani, entrambi protagonisti de La Caja, nuovo film del regista lorenzo vigas in concorso alla mostra internazionale d'arte cinematografica di venezia.

L'incontro è avvenuto un giorno dopo le diverse presentazioni ufficiali della pellicola, sotto un ombrello di tela bianca. Si sono mostrati molto legati e tra di loro traspariva una forte intesa. Di seguito, le risposte che hanno rilasciato. 

BER.- Hernán, Lei ha una carriera molto lunga, soprattutto in televisione e teatro, che esperienza è stare qui, in questo festival?

HM.- Caspita! Sono contento, sono lieto. Il posto è bellissimo, meraviglioso. Uno dei festival più prestigiosi. Che posso dirti? Che stiamo in posto davvero bello con gente fantastica, cercando di fare un festival di grande livello, beh, se non te lo godi, non so cosa ti accade. Siamo felici di essere qui con un progetto così difficile come questo film, siamo davvero molto contenti.

BER.- Senta, ma lei come sta bene nelle vesti del cattivo. Le piace interpretare questo tipo di ruolo?

HM.- Beh no, (sorride), non so, mmm, mi vengono bene, io credo. Sono una brava persona, ma è curioso perché, o mi danno i ruoli del buono, buonissimo, o sono il prete o l'assassino, mi spiego? Sono il padre dolce che ama sua figlia o sono il capo della mafia. Non so perché, ma i produttori e i registi mi vedono e dicono "tu hai il viso di cattivo" e magari hanno ragione nel senso che uno come attore desidera fare cose che nella vita non fa. Allora che mi diano il ruolo del malvagio, a me permette di esplorare cose e questioni che io non ho e questo è divertente e dunque suppongo che gli piace che io faccia il cattivo perché lo interpreto in modo divertente e i miei cattivi non sono troppo cattivi, cerco di far sì che i miei personaggi risultino anche simpatici al pubblico, allora per questo credo che mi fanno fare e ripetere i ruoli di cattivo perché piaccio alla gente.

BER.- Come si è riempito e svuotato di Mario? Come è questo processo?

HM.- Cerco di separare la vita dal lavoro. Non so come spiegarlo, però credo che a tutti ci capiti lo stesso. Ad esempio, quando un dirigente entra in banca, diventa il direttore della banca e quando esce diventa una persona qualunque con la sua famiglia. Allora, cerco di fare lo stesso col mio lavoro, una cosa è il set e un'altra cosa, è esserne fuori. Nel set, posso essere in un modo, ma una volta che esco, continuo ad essere Hernán con i miei vizi, le mie carenze, le mie virtù, vivo la vita di tutti i giorni, cerco di non coinvolgermi del tutto, altrimenti impazzisco.

BER.- Come artista, come ha vissuto il periodo della pandemia?

HM.- Resti solo a casa, non puoi vedere gli amici, non puoi uscire qua o là, o fare certe cose, e poi, mi accorgo che io ho sempre vissuto in pandemia (sorride), normalmente io resto a casa e faccio le mie cose. Quindi, quasi quasi, per me era una cosa del tutto normale.

BER.- Come si sente nella dimensione del cinema dopo tanti anni di televisione? Quale schermo le sta meglio? Il piccolo o il grande?

HM.- Ogni cosa ha il suo. Ho fatto anche molto teatro e tutto ha il suo succo, i suoi tecnicismi. A me piacciono le tre dimensioni, le tre mi affascinano. Mi piace fare televisione per l'agilità con cui devi essere pronto per girare da 15 a 20 scene in un giorno, e mi piace la sottigliezza, la perfezione del cinema per fare 3 o 4 scene in un giorno, e mi piace altrettanto il teatro, immergermi in una finzione durante due ore, senza curarmi del tempo e di nient'altro, se non di quel momento, e avendo il pubblico lì in poltrona, e a portata di mano per percepire la loro reazione. Quindi tutti e tre hanno le loro cose, vorrei fare tutti e tre molto bene, ci lavoro sempre e cerco di migliorarmi sia nel cinema, che nel teatro e nella TV; li adoro.

BER.- Cosa c'è dopo? Ha un progetto?

HM.- Beh, ho appena finito un film con Lucia Puenzo, una regista argentina. Il film ha come protagonista Karla Souza e parla di un allenatore di tuffi olimpici, un uomo che abusa di ragazze di 14 anni che fanno immersioni; speriamo che esca nell'aprile del prossimo anno. In Messico, sto per iniziare una serie, ma non posso ancora dire nulla e forse farò un altro film.

BER.- Hatzin, che inizio! La tua prima volta a Venezia e in questo modo. Come stai vivendo questa esperienza?

HN.- Per me è incredibile poter essere qui con questo progetto meraviglioso. Questa esperienza, non so come descriverla, ma devo dire che mi fa sentire molto bene.

BER.- Ci vorresti raccontare come ti sei preparato per il casting de "La Caja"? Come è stato tutto il processo?

HN.- Per il casting non mi sono preparato. Non l'ho considerato tale. Mi hanno detto che avrebbero fatto un casting a scuola e questo attirò la mia attenzione perché era qualcosa di nuovo. Così, sono andato al casting, senza nessuna preparazione. Solo mi hanno chiesto di dove ero, come mi chiamavo, tutto quel tipo di cose e basta. Non le ho dato molta importanza, e tempo dopo mi hanno contattato per dirmi che dovevo fare delle prove perché loro prendessero la decisione. Ho fatto alcune prove con altri bambini, prove con Hernán, e alla fine, abbiamo fatto una prova con la macchina da presa, e non mi sono sentito mai sotto pressione per il fatto di avere una telecamera addosso o non ho mai pensato che tutti mi avrebbero visto, ossia, sono stato tranquillo, come se la macchina non ci fosse, e dopo questo, la decisione finale è stata presa e ho avuto il ruolo.

BER.-Cosa ti è piaciuto del personaggio?

HN.- Tutto, è un personaggio molto sensibile, che si lascia andare, che semplicemente si lascia manipolare da altre persone ed è molto innocente allo stesso tempo. Lui crede che Hernán sia suo padre e fa quello che gli dice, imita quello che lui fa, e tutto per avere la sua approvazione.

BER.- Come artista, come hai vissuto il periodo della pandemia?

HN.- E’ stato tutto molto strano, hanno chiuso i cinema, i teatro e tant'altro, e tutto questo non ha permesso che i progetti andassero avanti, alcuni sì, altri no, ma in un certo senso hanno rischiato perché hanno continuato con le riprese. Diciamo che con la pandemia, l'arte è decaduta un poco.

BER.- E adesso, che farai? Continuerai con gli studi?

HN.- Al momento non ho altri progetti, andrò avanti con la scuola, ma in un futuro certamente ho l'intenzione di continuare con altri piani, qualunque cosa, ma voglio continuare.

 Blanca Estela Rodríguez