11/10/2021

‘La scuola cattolica’, un film necessario a Venezia (2021): il delitto del Circeo

La scuola cattolica’, tratto dall’omonimo libro di E.Albinati, che ha vinto il Premio Strega 2016, è forse un titolo poco immediato per un film, che riapre una vergognosa pagina di cronaca nera italiana.
Se il film si fosse intitolato semplicemente ‘Il delitto del Circeo’, nessuno si sarebbe potuto esimere dall’andare al cinema a vederlo: non chi era piccolo negli anni ‘70 e ‘80, non chi è genitore o insegna o ha a che fare con la generazione dei 18enni di oggi, che pure dovrebbero vederlo.

Il film è la denuncia sociale di ciò che accadde nel settembre 1975: un caso di sequestro di persona, stupro e omicidio, consumato in una lussuosa villa a san Felice Circeo ai danni di due innocenti ragazze, le amiche Donatella Colasanti (Roma, 1958-2005) e Rosaria Lopez (Roma, 1956-1975), attirate con l'inganno da Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira, col pretesto di una festa, e qui torturate fino a provocare la morte di una di loro, Rosaria. Le due vittime provenivano dal quartiere popolare della Montagnola.

Tuttavia quel titolo. ‘La scuola cattolica’, ci obbliga ad interrogarci sulla società perbenista dell’epoca: i massacratori, gli assassini erano all’apparenza studenti modello di una ‘scuola per bene’ di Roma, i cosiddetti ‘figli di papà’. Come è possibile che proprio da lì, da una scuola cattolica, modello per la capitale e non solo, sia cresciuto il gruppetto di adolescenti, che sono stati poi fautori di un delitto esecrabile?

L’aspetto delle classi sociali - e l’interrogarsi su di esse- è forte nel libro e poi rielaborato nel film.
Una risposta viene data proprio dal regista Mordini nell’intervista a Venezia al cast, quando dice: ‘Nel racconto abbiamo assunto il periodo storico come dato; l’intenzione era anche trasportare quella situazione ad oggi... (I carnefici) si muovono da drogati, pur non vedendo mai droga (in scena); etichettandoli, avremmo ridotto le responsabilità di questi personaggi, che sono persone, che sono colpevoli, che sono assassini in quel tempo, che potrebbero esserlo allo stesso modo oggi, dove le classi sociali non hanno le stesse dinamiche di allora, ma- come diceva Pasolini- (spesso) non è un problema di classe sociale di riferimento: la violenza è trasversale.
La banalità del Male di Hannah Arendt, la superficialità di chi commette un crimine senza alcuna coscienza critica, senza nemmeno pensare alle conseguenze del fatto, resta uno snodo centrale del film

Ci sono responsabilità da parte dei genitori di questi figli assassini? Riccardo Scamarcio è il padre di uno di questi ragazzi; Valeria Golino interpreta una madre; Jasmine Trinca un’altra. Personaggi più abbozzati che descritti a tutto tondo; tuttavia.

Intervistata a Venezia sul suo ruolo- la Golino dice: “Non sentivo la responsabilità del mio personaggio, perché lei (la madre nel film) non la sentiva. Il mio personaggio è un’ignava; non è una madre a cui manca l’affettuosità. Lei pensa di avere una bella famiglia; pensa di avere un figlio intelligentissimo ed una figlia bella. Ha un rapporto con loro molto giocoso ed un marito che non conosce affatto’. E’ una donna che non s’interroga, insomma.
Al di là delle possibili cause che hanno scatenato il massacro del Circeo, non va dimenticato che la povera Donatella Colasanti è sopravvissuta, solo perché all’epoca dei fatti si era finta morta di fronte agli assassini. Verrà poi ritrovata nel bagagliaio di una macchina: irriconoscibile nel corpo e annientata nell’animo. Donatella ha lottato per decenni – in un’epoca difficilissima per i diritti delle donne - affinché venisse fatta giustizia e quel misfatto fosse considerato crimine contro la persona e non solo contro la morale.

Se n’è andata con il suo dolore, quasi in punta di piedi, alla fine del 2005, ma resta- e deve restare- il nostro sguardo attento su ciò che scatena il Male e la sopraffazione dentro una ‘società perbene’.

Elena Reduzzi
www.elereduz.it
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