10/12/2020

Le sorelle Macaluso di Emma Dante

Da siciliana, avevo promesso di riservare un posto speciale per la visione di questo particolare momento cinematografico, come a pretendere che le mie aspettative non dovessero esser deluse e così è stato, perché Le sorelle Macaluso, non è un film e basta, ma immagini di sentimenti che, messe una dopo l’altra, non possono che donare brividi.

Per una persona, in questo caso per una me spettatrice, esistono sempre delle fasi personali, fasi in cui ognuno decide come approcciare all’opera; criticamente (prima della visione), amorevolmente (credendo di avere una quasi totale consapevolezza solo per un primo impatto d’amore con il trailer), ignorantemente (affidandosi ai commenti altrui e condividendoli) e neutralmente (aspettando solo le sensazioni di se stessi davanti al film, dovute ad un’analisi che nasce dall’anima).

Per il mondo Emma Dante, in realtà, sentivo di non rientrare in nessuna delle fasi prima citate, forse “amorevolmente” era quella più riconoscibile, ma in lotta con “neutralmente”: volevo che il suo lavoro mi arrivasse dritto al cuore, in bene e in male, affinché il mio mezzo (la scrittura) potesse servire Le sorelle Macaluso nel modo più leale possibile.

Complesso come i cinque caratteri delle protagoniste (Pinuccia, Antonella, Maria, Lia e Katia), forte come i cinque modi di prestare i propri corpi alla vita, indagatore come i cinque sguardi rivolti al mare, lì dove tutto nasce, muore e rinasce. Cinque sorelle, una casa/colombaia/prigione di sogni e ambizioni, un legame di sangue, una famiglia/tragedia che tutto distrugge e tutto salva. Eccolo: un piccolo capolavoro firmato Emma Dante.
L’ispirazione di questa donna siciliana, ha saputo costruire un’opera d’arte (ferma) che si presenta al pubblico come un grande segreto anatomicamente studiato, amato, analizzato e solo alla fine di un lungo percorso in cui tempo e operazioni/tagli (esattamente come l’operato di un chirurgo) camminano a fianco di chi ha la volontà di attraversarli e affrontarli, solo alla fine di tutto questo entrare ed uscire di momenti, viene presentato senza alcun filtro che possa in qualche maniera creare malintesi (dallo schermo allo spettatore).
È tutto lì, in una casa all’ultimo piano della periferia di Palermo.

Quelle bambole, quei piatti, quella barretta Kinder, quel muoversi delle sorelle, i loro gesti, come quello del rossetto o quello di una bocca che fino alla “morte” leggerà nella stessa, identica, ossessiva maniera; rabbia, trauma, fallimento, amore (tanto amore), dolcezza e sofferenza, una “pandemia” sentimentale essenziale.
È qui che mi sono soffermata a riflettere sul lavoro di quest’autrice, quando con una scena, con una musica e con quella letteratura, ho sentito tutta la forza del contenuto che abitava dentro lo schermo.

La si può chiamare regista, drammaturga, scrittrice, attrice, ma io, Emma Dante la chiamerò “autrice”, perché responsabilmente creatrice di qualcosa, spietata o umana che sia. “Autrice” racchiude un mondo immenso, dove, chi sa arrivare, arriva.

LE SORELLE MACALUSO è CHI SIAMO e quello che succede alla vita: nostra, nostra in mezzo agli altri, nostra in solitudine… nostra per colpa degli altri, ma NOSTRA. È le case che abbiamo, dove urliamo, amiamo, odiamo, ci ammaliamo, guariamo, naturalmente viviamo, perché come da loro, non ci facciamo conoscere da nessuno e viceversa. Mi sento quasi di dire che “a famigghia è famigghia, a casa è casa”, senza retorica
.
Il film diventa una grande ed importante storia d’amore con le reazioni (umane) davanti a concetti quali la famiglia, la famiglia al Sud, la “sorellanza”, la morte, la vita, le disgrazie, le ossessioni, le non scelte date dalle non occasioni; e poi loro, i colombi, animali che non rientrano tra le scelte degli animali domestici, ma che qui hanno un assoluto valore simbolico. Loro vegliano, loro “danno da campare”, loro capiscono, sanno usare l’anima fino a tirare fuori la parte migliore dell’uomo più cattivo. Sempre.
Il mondo Emma Dante è questo che ha creato: meravigliose creature.

Laura Toscano