10/12/2020

Hopper/Welles di Orson Welles

E' del 1970 l'intervista di Orson Welles a Dennis Hopper che ci svela ancora una volta il carattere assoluto e prevaricatore del gigantesco regista di Quarto Potere. L'intervista parte come una conversazione tra amici nella quale Welles cerca di conoscere e di far conoscere il regista diventato famosissimo per aver girato Easy Ryder.
Hopper risponde divertito e rilassato a Welles, ma da subito, anche per via della macchina da presa che si muove nervosamente cercando di scavare nel volto nel personaggio, si capisce che Welles sta andando molto più in la: lo scopo in realtà non è l'intervista amichevole, ma lo smascheramento di Hopper.

E così un passo dopo l'altro, Welles che non vedremo mai per tutti i 131 minuti dell'intervista, si aggirerà intorno a Hopper come un pugile nascosto, lavorandolo ai fianchi. Questi, inizialmente ignaro, si farà sempre più accorto, cercando di scansare i colpi e tentando di mantenere il suo appeal da "sfuggente rivoluzionario", ma sarà inutile.
Welles nell'intervista gioca al gatto con il topo con uno stile impareggiabile, punzecchiando l'avversario a suon di colpi bassi, come quando domanda ad Hopper perché non voglia prendere una posizione politica ufficiale, visto il tenore denunciatario di Easy Ryder. Hopper risponde alla domanda in modo evasivo, si capisce che si sente messo all'angolo, non ha la visione totale di Welles del problema. Risponderà dicendo che un'iniziativa politica può essere portata avanti anche da pochi singoli e che lui vuole dare il suo contributo per cambiare il mondo tramite i suoi film, sostenendo che non crede nelle organizzazioni di potere, ma sarà comunque una risposta poco convincente che non fermerà Welles.

Per tutto il corso dell'intervista Welles tratterà Hopper non come un suo pari regista, ma come un attore, rosolandolo al fuoco lento della MDP. Insisterà sul tema dell'azione politica, suggerendo allo spettatore in maniera velata una forma di ipocrisia nella vita ritirata di Hopper, e quando questi tenterà di nascondersi dietro al personaggio del regista, Welles lo smaschererà, indagando con perversa lucidità tra le pieghe del suo volto imbarazzato. Alla fine Welles farà l'affondo finale dichiarando nel backstage che lui non è altro che "un attore che ha fatto della regia e non un regista che ha fatto l'attore" e in questa frase avrà riassunto tutto il suo pensiero.

Sarah Revoltella