12/10/2020

GAZA MON AMOUR di Tarzan e Arab Nasser

L’evidente omonimia con il titolo del film Hiroshima Mon Amour (1959) di Alain Resnais suggerisce già i motivi su cui affonderà le radici la seconda opera dei Fratelli Nasser ovvero amore e guerra. Ma se Resnais pone lo spettatore dinanzi alla ‘grande contraddizione’ che sorge nel dovere di ricordare e allo stesso tempo dimenticare per vivere (o sopravvivere), Gaza attualizza e alleggerisce i toni di un contesto politico palestinese allarmante con una vicenda tenera e privata che necessita di un lieto fine. Issa (Salim Daw) è un pescatore sulla sessantina che vive la sua quotidianità fatta di gesti semplici e pochi affetti, sempre gli stessi, tra cui la sorella.

Una notte, durante un’uscita in mare, recupera dal fondale una statua antica del dio Apollo e la trasporta a casa con sé nascondendola nel suo armadio. Ben presto le ristrettezze economiche lo condurranno a far valutare ingenuamente un pezzo della statua, motivo per cui verrà denunciato alle autorità scontrandosi con una serie di problemi con la polizia locale. Ma Issa ha un altro obiettivo, grazie al quale riuscirà a gestire la situazione in cui si trova con sottile ironia e una strana forma di distacco, deve conquistare l’amore della vedova Siham (Hiam Abbass). La donna lavora come sarta in un mercato e vive con la figlia divorziata con cui ha un legame molto conflittuale seppur profondo, e non sembra mostrare tracce d’interesse dinanzi al corteggiamento tenero ma impacciato di Issa.

Risulta convincente l’intreccio tra vicenda privata e sfondo politico proprio per l’onestà e la semplicità delle intenzioni con cui viene tracciato un unico fil rouge. Infatti, seppur all’interno di un contesto sociale carico di malumore, arretratezza nello sviluppo, corruzione del governo ed economia stagnante, viene privilegiata l’importanza dei sentimenti puri che bastano ad alleviare le ristrettezze e la durezza della vita stessa.

L’umiltà e la perseveranza di Issa, nonostante le tacite regole delle tradizioni conservatrici del Paese e la riluttanza della sorella, in un mélange di situazioni dai caratteri propri della tragicommedia, porteranno l’uomo a ottenere la mano dell’amata. L’osservazione attenta del quotidiano di personaggi umili che diventano protagonisti della storia fa sì che questa non susciti pietismo ma, al contrario, ne sia in qualche modo impreziosita senza mai scadere nel sentimentalismo, conservando una coerenza narrativa esemplare e apprezzabile.

Chiara Rapisarda