12/10/2020

Assandira di Salvatore Mereu

Nel racconto di una moderna versione del figliol prodigo che ritorna alla casa del padre dopo essere stato lontano, si struttura Assandira, lungometraggio del sardo Salvatore Mereu che, con il suo cinema, dopo Bella mariposas continua a raccontare la Sardegna alla Mostra Internazionale d’Arte cinematografica della Biennale di Venezia.
Il settantenne Costantino Saru viene convinto dal figlio Mario, rientrato dalla Germania con la compagna tedesca, a trasformare la sua proprietà in una sorta di villaggio nel quale far vivere ai turisti tutte le esperienze dell’antica tradizione pastorale sarda: trasformare Assandira e farla diventare un luogo in cui essere pastori “per finta”.

Ma in una notte tutto cambia: un incendio devastante distrugge l’agriturismo immerso nei boschi e Mario perde la vita. Attraverso un racconto a ritroso che lo spettatore ascolta dalla voce modulata e calda di Gavino Ledda alias Costantino, il film inizia con l’uomo che, zuppo d’acqua, sotto la pioggia torrenziale, tiene tra le braccia il corpo senza vita del figlio Mario, morto nel tentativo di domare le fiamme.

Con Assandira, Mereu racconta una Sardegna rurale violata dal turismo di massa che la distrugge piuttosto che preservarla; un luogo nel quale le tradizioni che dovrebbero essere portatrici di valori, vengono mercificate per motivi economici. E così che Mereu mette in scena la storia di Costantino come paradigma di due modus vivendi opposti e della lotta tra tradizione e innovazione che si conclude purtroppo con una sconfitta comune.
Tratto dall’omonimo romanzo di Giulio Angioni, il regista sardo rappresenta un racconto forte che strizza l’occhio ai canoni del genere poliziesco con un’indagine che svelerà solo alla fine il vero colpevole dell’accaduto e i segreti torbidi che si nascondono dentro le mura di Assandira.

Giulia Sterrantino