05/10/2020

LACCI di Daniele Luchetti 

Undici anni e una pandemia mondiale in corso per permettere a un film italiano di poter di nuovo aprire la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia: era il 2009 quando Giuseppe Tornatore presentava al pubblico in anteprima il suo Baarìa come pellicola d’apertura della 66° edizione del festival. A distanza di molti anni è Daniele Luchetti che, con il suo Lacci, presentatofuori concorso, inaugura la 77° Mostra del Cinema. Tra mascherine, gel igienizzanti e qualche timore, il ritorno in sala è stato come riscoprire un vecchio amore che sapevi di non aver mai dimenticato e in grado di far svanire tutte le preoccupazioni.

Napoli, primi anni Ottanta: il matrimonio di Aldo e Vanda entra in crisi quando Aldo si innamora della giovane Lidia. Trent anni dopo, Aldo e Vanda sono ancora sposati. In una Napoli amata e odiata, disprezzata e cercata, si svolge la storia di una famiglia, di una coppia e di singoli individui mossi dai sentimenti: lealtà e infedeltà, rancore e vergogna che si esprimono in gesti, sguardi ma soprattutto attraverso la voce, come quella di Luigi Lo Cascio/Silvio Orlando alias Aldo che legge con tono modulato e rassicurante alla radio i grandi classici della letteratura.

Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Domenico Starnone, autore anche della sceneggiatura insieme a Luchetti e a Francesco Piccolo, Lacci è un film nel quale le parole si riappropriano del loro significato: da Labes, il nome del gatto che rimanda al latino caduta, crollo, rovina, flagello, vergogna, infamia ma anche le parole dei grandi autori del passato come Fitzgerald che Aldo fa sue e che riecheggiano in casa attraverso la radio.
Ma Lacci è un film di azioni oltre che di parole: le compiute di Vanda (Alba Rohrwacher/Laura Morante) o le interiori di Aldo o quelle impulsive di Anna (Giovanna Mezzogiorno) e Sandro (Adriano Giannini), figli ormai adulti che sfogano la loro rabbia e il risentimento distruggendo la casa ordinata e borghese dei genitori e facendone riaffiorare i ricordi nascosti.

È facile trovare in questa pellicola la descrizione di una generazione passata e delle loro contraddizioni, di una coppia che si allontana ma che non si separa mai veramente, delle scelte, quelle difficili da accettare come l’arrivo di un nuovo amore o il rimorso dovuto ai rimpianti. Rapporti, dunque, che come i lacci si legano, si confondono, s’ingarbugliano ma che se li annodi, rimangono li, l’uno accanto all’altro. Nonostante tutto.

Giulia Sterrantino