25/09/2020

Listen di Ana Rocha de Sousa

L'opera prima di Ana Rocha de Sousa, Listen, racconta il dramma di due genitori portoghesi, emigrati in Inghilterra, ai quali vengono allontanati i tre figli, e la successiva lotta per riaverli varcando anche i limiti della legalità.
Dall'inizio alla fine, il film non presenta aperture che lascino allo spettatore la possibilità di prevedere che cosa succederà, tenendo così gli occhi incollati allo schermo per tutto il tempo. Bela, la madre, lavora come donna delle pulizie; il padre, Jota, non lo vediamo mai al lavoro, ma si capisce che è costretto a lavorare in nero perché il suo datore di lavoro non vuole fargli un regolare contratto di lavoro. I tre figli, Diego, di età adolescenziale, la mezzana, Lu, una bambina non udente e la più piccola Jessy.

Dalle prime scene emerge una famiglia in difficoltà economica tanto da non aver la possibilità di acquistare farmaci, non poter riparare l'apparecchio acustico di Lu, rendendo la comunicazione difficile per la bambina. In questa prima fase potrebbe apparire una famiglia ai limiti, avvalorata dalla scena in cui Bela ruba del cibo al supermercato, lasciando incustodite, le due figlie più piccole. La presenza degli assistenti sociali è preannunciata già dalle prime scene, in cui Bela informa il marito che nel pomeriggio sarebbero andati a casa per una visita e di farsi trovare puntuale. La situazione inizia a precipitare all'uscita di scuola di Lu a causa di un malinteso. Gli assistenti sociali e la polizia irrompono in casa portando via brutalmente i tre figli. Una scena straziante, che non può non toccare la sensibilità di genitori e non.

Da qui inizia la via crucis per riavere i propri bambini anche attraverso canali non legali, rappresentati dalla figura di un'ex assistente sociale. Emerge uno studio ben approfondito in materia legale riguardante quest'ambito, evidenziando le contraddizioni e i metodi fin troppo sbrigativi e brutali con cui i bambini vengono strappati dalle braccia dei loro genitori senza un'adeguata indagine a causa della troppa fretta.

Il titolo esprime bene l'ascolto che i genitori supplicano alle autorità nell'esecuzione di un rigido protocollo che non lascia spazio all'umanità e ai sentimenti di figli e genitori. Ma anche l'ascolto che richiede la piccola Lu, la quale non può comunicare con nessuno, neanche con i genitori perché il protocollo prevede che l'unica lingua da poter utilizzare agli incontri sia l'inglese.
Un film che lascia domande aperte e di riflessione alla coscienza di ognuno di noi.

Veronica Galeazzo