01/12/2019

No. 7 Cherry Lane di Yonfan

A dieci anni da Prince of Tears, Yonfan torna al Cinema e a Venezia con No. 7 Cherry Lane, onirica e sensuale lettera d’amore alla Hong Kong della sua giovinezza e all’Arte. E proprio come in una lettera, il regista si esprime utilizzando per la prima volta l’inchiostro, quello dei disegni animati in 2D, realizzati a partire dai modelli 3D di ogni sequenza.

Omaggiando il finale di Blowup di Antonioni, il film si apre con Ziming, il nostro perfetto e imperturbabile protagonista, che gioca a tennis con una pallina invisibile insieme al suo altrettanto perfetto migliore amico. Questa scena e quella successiva nelle docce sono fondamentali per la fruizione dell’intera opera, perché ci invitano a guardare i corpi nudi dei giovani immersi nel vapore, tanto per cominciare, ma ci mettono anche in guardia dal fidarci di ciò che vediamo.

È il 1967 e centro di questa vicenda è il civico 7 di Cherry Lane nell’area di North Point, soprannominata “Little Shanghai” per la grande affluenza di rifugiati cinesi scappati alla Guerra Civile. Qui la vita di Ziming, studente di letteratura inglese e insegnante di ripetizioni, si intreccia a quella della signora Yu, giovane madre divorziata, rivoluzionaria al tempo del secondo conflitto Sino-Giapponese e oggi commerciante di beni di lusso, e a quella della diciottenne Meiling. Due donne, madre e figlia, che incarnano le due anime della città, quella legata a una tradizione sempre più difficile da preservare e quella proiettata alla conquista del presente e del futuro.
Il lento incedere del tempo è scandito dalle lezioni con Meiling, sempre più intime, e dagli appuntamenti al cinema con la signora Yu, ed è attraverso un film in cartellone che viene esplicitamente rivelata la matrice del triangolo sentimentale venutosi a costituire: Il laureato di Nichols, uscito proprio nel ’67.

Ma fuori dalla sala cinematografica il 1967 è l’anno delle rivolte comuniste contro il governo britannico, dei libretti rossi di Mao e delle bombe ananas, che Yonfan racconta con una sequenza in bianco e nero violenta e frastagliata, accompagnandola con un pezzo rap moderno, che spezza una colonna sonora altrimenti dolce e armoniosa e il ritmo della pellicola. È questa cornice storica che, nonostante non diventi mai protagonista, fa da ponte con il nostro presente e rende l’intera opera quanto mai attuale.

A differenza del conflitto che invade le strade, quello interno dei personaggi, e in particolare di Yu, non trova lo spazio per esplodere, a causa delle impietose convenzioni sociali, se non nel piano dell’immaginazione e del sogno. È qui che, attraverso trasfigurazioni magiche, partecipiamo all’appagamento dei desideri e delle pulsioni dei protagonisti, finalmente liberi, e noi con loro, dai vincoli della logica, dello spazio e soprattutto del tempo.
No.7 Cherry Lane è uno spaccato affascinante della mente e del cuore di un regista, che racconta le sfaccettature del desiderio umano con erotismo, incanto e nostalgia.

Iacopo Ricciotti