01/12/2019

MARTIN EDEN di Pietro Marcello

Erano anni che il 43enne regista napoletano Pietro Marcello (già a Venezia nel 2007 con “Il Passaggio della Linea” in Orizzonti, e poi nel 2011 con un ritratto del regista armeno Artavazd Pelesjan) cercava di sceneggiare la storia di “Martin Eden”, tratta da uno dei romanzi più celebri dello scrittore americano Jack London e pubblicato agli inizi del Novecento.

Marcello, pur restando fedele al romanzo, tranne nel finale aperto, trasferisce la storia di London da San Francisco a una città portuale italiana riconoscibile con Napoli. Dopo aver salvato da un pestaggio Arturo, giovane rampollo della borghesia industriale, il marinaio Martin Eden (l’attore Luca Marinelli già David di Donatello come miglior interprete non protagonista per “Lo chiamavano Jeeg Robot”) viene ricevuto nella casa della famiglia del ragazzo.
Qui conosce Elena (Jessica Cressy) sua sorella, di cui si innamorerà al primo sguardo. La giovane donna, colta e raffinata, diventa non solo un’ossessione amorosa ma il simbolo dello status sociale cui Martin aspira a elevarsi. A costo di enormi fatiche e affrontando gli ostacoli della propria umile origine, Martin insegue il sogno di diventare scrittore e – influenzato dal vecchio intellettuale Russ Brissenden (l’attore Carlo Cecchi) – si avvicina ai circoli socialisti, entrando per questo in conflitto con Elena e il suo mondo borghese.

Martin diventerà un infervorato anarchico individualista, che lotterà contro tutto e contro tutti, facendo emergere le differenze sociali e culturali (ad esempio quando costringerà Elena a una passeggiata per i vicoli popolari per mostrarle come viveva la gente fuori dal suo mondo borghese).

Il regista Marcello usa immagini d’epoca e contemporanee (il simbolico affondamento del vascello nel mare in tempesta, i volti dei quartieri di Napoli, le immagini bucoliche) per rappresentare in un’atemporalità questa vicenda (anche se collocabile sempre agli inizi del ‘900) con una società divisa tra passato e presente, con i suoi fermenti sociali che iniziano ad accendere la classe operaia, e i prodromi di un’ideologia fascista incombente.
Nella seconda parte del film l’interpretazione di Marinelli/Eden allucinato e imbevuto di troppa cultura appare un po’ troppo forzata, e ciò rende il suo finale manieristico. Tuttavia non si può negare che il lavoro di riscrittura sia buono, e la recitazione di Marinelli, che conferma la propria maturità interpretativa, ha colpito la giuria di Venezia che gli ha assegnato la Coppa Volpi come miglior attore.

Andrea Curcione