03/11/2018

LA QUIETUD di Pablo Trapero

Un forte ossimoro descrive l'ultimo film che Pablo Trapero presenta alla Mostra del Cinema di Venezia, stavolta fuori concorso. Un ossimoro che intercorre tra il titolo della pellicola, La Quietud, e la sua trama, in cui la quiete appare marginalmente, tra rapporti familiari corrotti e talvolta quasi morbosi.

Protagoniste sono due sorelle, Eugenia e Mia, interpretate rispettivamente da Bérénice Bejo e Martina Gusman, che si riuniscono a seguito di un ictus che colpisce il padre. Fin dall'inizio si nota un rapporto molto stretto tra loro, anche dal punto di vista fisico, in una scena che va a rasentare l'incesto, enfatizzata dalle molteplici angolazioni da cui viene ripresa. E qui stanno i ricordi felici, e qui sta, in un certo senso, la quiete. Sembra infatti tale se paragonata alla relazione tra le sorelle, in particolare Mia, e la madre: questo triangolo femminile vive in un costante contrasto, che nel corso della storia non fa che inasprirsi. I triangoli si moltiplicano: il marito di Eugenia è anche l'amante di Mia, in una folle condivisione approvata e apprezzata dalle due donne. E, nel finale, un nuovo triangolo va a formarsi, suggellando l'unione delle due sorelle in una gravidanza insolita e forse interpretata da qualcuno come incestuosa.

Oltre alle dinamiche familiari, a trame e sotto trame che si incatenano tra loro e amplificano all'infinito la storia, si vede sempre presente lo spettro del passato politico argentino, così come la presenza del padre, che nonostante non sia un personaggio attivo manipola, tramite scelte precedenti, la vita delle protagoniste. Ma la rappresentazione di questo passato non scade in lunghi flashback o riflessioni interiori: le azioni compiute vivono e si vedono nel presente dei personaggi.

Tuttavia, la grandissima ricchezza di storie che si dipanano da quella principale porta ad una confusione nello spettatore, che si smarrisce nel seguire l'una o l'altra. Talvolta, inoltre, queste vengono troncate senza avere un degno sviluppo, altre volte perse o dimenticate nella marea di personaggi che popola la pellicola. Troppe buone intenzioni per essere riassunte in un solo film.