03/10/2018

Werk ohne Autor   di Florian Henckel von Donnersmarck

Werk ohne Autor (Opera senza autore) è il lungometraggio del regista tedesco Florian Henckel von Donnersmarck che affronta il tema della pulizia etnica sui malati di mente, sugli handicappati e nei riguardi di tutte le persone considerate "stravaganti" durante gli anni del nazismo.

Il racconto inizia con la parabola di una giovane donna, intelligente, forse un po' troppo, una futura probabile artista, che viene portata in ospedale a seguito di un atto di autolesionismo. La ragazza parla con il medico facendo trapelare la sua spiccata sensibilità e uno spirito di osservazione fuori dal comune, ma viene trattenuta perché il suo atteggiamento, risulta appunto sconveniente. Il nipotino che condivide con la zia la passione per l'arte, la vede allontanarsi e per quanto inconsapevole, ne rimane scioccato.

Il ragazzo cresce nella Germania dell'Est liberata dai comunisti e non ci mette molto ad essere riconosciuto per il suo talento artistico che però dovrà assecondare le direttive del partito. Inizia così la ricerca artistica del giovane Kurt Barnert il quale è invitato a dipingere un grande affresco celebrativo e s'innamora di una ragazza che frequenta la sua stessa scuola. Scopriamo che il padre della ragazza è lo stesso medico che ha mandato a morte la giovane zia di Kurt, ma il protagonista ne è all'oscuro.

Tutto il film si regge sul filo dell'ambiguità di questa rivelazione che lo spettatore conosce, ma il ragazzo ignora. Eppure, una serie di misteriose circostanze, fanno sì che la verità lentamente, ma inesorabilmente emerga. Saranno le stesse opere di Kurt, ormai fuggito nella Germania dell’Ovest a rivelare, come una voce misteriosa, la colpevolezza del medico. Il film affronta un aspetto importante delle persecuzioni naziste contro i malati di mente e nel contempo si interroga sul valore dell'arte ponendo l'accento sulla capacità di rivelare, nella messa a nudo dell'artista, l'animo umano.

Sarah Revoltella