27/12/2017

JUSQU'À LA GARDE   di Xavier Legrand

I figli non hanno la possibilità di scegliere i propri genitori e spesso si trovano in mezzo ai loro problemi e, se piccoli, non hanno la forza o la determinazione né per reagire, né per ribellarsi. Julien, figlio di una coppia separata, si ritrova ad essere al centro tra i due. E Julien i genitori non li ha scelti e anche se con il padre non va d’accordo, si ritrova a dover passare dei giorni insieme a lui, per sentenza del giudice. Ci ritroviamo davanti allo schermo un bambino che forzatamente trascorre momenti con il padre, visto attraverso un primissimo piano, in cui riusciamo a cogliere ogni minima espressione di quel volto scontento. Julien si chiude nel mutismo, risponde al padre con monosillabi, non mostra alcun segno d’affetto, si limita agli atteggiamenti basilari. I suoi occhi sono duri, guarda verso un punto indefinito. Il suo pensiero è tutto rivolto alla madre e alla sorella verso cui prova sentimenti di vero affetto e istinto di protezione.

La struttura del film è ben studiata: il regista ci fa credere che siamo di fronte a una famiglia in cui la madre è una possessiva dei figli, Julien un ragazzetto viziato e il padre un povero uomo che vorrebbe solo passare del tempo con il figlio, nonostante il divorzio con la moglie. Ma tutto cambia a metà film: i ruoli si ribaltano e la storia inizia a colpirci in un profondo più intimo, diventiamo noi stessi protagonisti, entriamo dentro quegli sguardi così ravvicinati, diventiamo empatici con coloro verso cui poco prima provavamo disprezzo.

Come in un turbine di sentimenti tra la paura, la compassione, il disagio e la debolezza, veniamo trascinati per mano dai protagonisti in quelle sequenze. Tutto precipita, sempre di più, lo spettatore si sente impotente, Legrand ci fa entrare dentro gli occhi di Julien e vediamo tutto dal nostro punto di vista. Una storia cruda, che, ancora una volta, racconta episodi, non troppo piacevoli, che segnano le vite di figli di coppie separate. Lo sguardo di ognuno diventa il nostro. Con questo film si va al cinema non per guardare una storia, ma per viverla.