24/11/2017

NICO, 1988 di Susanna Nicchiarelli

Il film “Nico, 1988” di Susanna Nicchiarelli ha aperto la sezione Orizzonti della 74 Mostra del Cinema di Venezia. Regista e sceneggiatrice romana, la 42enne Nicchiarelli è già stata una presenza conosciuta alla rassegna cinematografica veneziana fin dagli inizi della sua carriera, quando nel 2001 aveva scritto e diretto uno dei “Diari della Sacher”, prodotti dalla Sacher Film di Nanni Moretti, presentati alla Mostra di quell’anno. In seguito ha scritto e diretto diversi corti, documentari, due corti d’animazione e due lungometraggi: “Cosmonauta” (2009) vincitore del premio Controcampo alla Mostra del Cinema di Venezia e nominato come miglior esordio ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento, e più tardi “La scoperta dell’Alba” (2013) presentato alla Festa del Cinema di Roma.

La pellicola proiettata a Venezia, è imperniata sull’ultimo periodo dell’esistenza di una cantante di successo, divenuta un’icona degli anni ’60-‘70: la cantante Christa Päffgen, in arte Nico. Modella, amante di Jim Morrison e di altri famosissimi uomini (tra cui Alan Delon, da cui ebbe un figlio), musa di Andy Wharol nella sua Factory e poi di Lou Reed, la cantante dei Velvet Underground, che ebbe anche una parte nella “Dolce vita” di Fellini, lascia spazio alla donna, alla madre e all’artista che Nico diventerà dopo essere stata Nico.

La regista esplora quindi l'ultima parte della sua vita, quando alla soglia dei cinquant’anni, tra il 1986 e il 1988, la cantante intraprenderà la carriera di solista girando per l'Europa (Parigi, Praga, Norimberga, Manchester, il litorale romano) interpretando i suoi brani con una band inglese. Nel corso del film seguiamo pertanto Nico, la sua band e il suo ristretto entourage fra una semi-disastrosa tournée in Italia e una rocambolesca esibizione nella Praga sottoposta alla rigida censura del regime filosovietico; assistiamo alle sue bizze con l'amico e manager silenziosamente innamorato di lei e all'angoscia materna per Christian Aaron, il figlio tossicodipendente avuto da Nico insieme ad Alain Delon (e mai riconosciuto dal padre).

La regista al suo primo film in lingua inglese non crea però una biopic della cantante in modo convenzionale, ma tratteggia il personaggio nel dietro le quinte, con delicati flashback della sua infanzia, nella sua confusa intimità, nelle sue esibizioni dal vivo svolte sotto la dipendenza dalla droga, dove però è ancora in grado di trasmettere passioni e struggimenti di un cuore tutt'altro che svuotato, per alludere al titolo di uno dei più significativi brani della cantante.

E ancora, nei suoi demoni interiori, lei considerata per la sua cupezza dei testi dei suoi brani la “Regina delle Tenebre”; nelle sue interviste anticonformiste nelle quali dichiara di non volere partecipare a una “reunion” dei Velvet e di avere perso interesse per la musica. Insomma nella sua vera natura di chi dalla vita ha avuto molto e poi si è avviata verso un lento e inesorabile declino, fino all’inaspettata morte a Ibiza, il 17 luglio 1988, dovuta ai postumi di una caduta dalla bicicletta.

Andrea Curcione