24/11/2017

La villa di Robert Guédiguian

Il 64enne regista, produttore e sceneggiatore francese Robert Guédiguian ha girato la maggior parte dei suoi film a Marsiglia (“Mezzogiorno rosso”, “Il denaro fa la felicità”, “Al posto del cuore”, “Marius e Jeannette”) luogo ove ha riversato i suoi temi principali: l’amore, l’amicizia, le proprie radici, sempre evocati con passione, originalità e impegno politico. Nato nella periferia della zona a nord-ovest della città, figlio di operai, madre tedesca e padre armeno, cresciuto in un ambiente anarco-sindacalista, ha costruito il suo cinema attraverso il racconto dei marginali, degli esclusi, degli incompresi della storia. Il cineasta ha così assorbito le vicende di coloro che ha conosciuto da vicino e le ha poi narrate nelle sue pellicole pescando ora nella memoria, ora in un presente a tratti violento e sconsolante, senza smarrire, nel suo impegno civile, tuttavia, una forma di levità.

Anche in questo suo ultimo film, “La villa”, presentato in concorso a Venezia 74, ritroviamo questi suoi punti fermi. La storia, come dice il titolo, è ambientata in una casa incastonata sul fianco di una calanca vicino a Marsiglia, dove si ritrovano tre maturi fratelli, Angèle (Ariane Ascaride) un’attrice di teatro che vive a Parigi, Joseph (Jean-Pierre Darroussin) un professore universitario e infine Armand (Gérard Meylan) l’unico ad essere rimasto in quel luogo, per gestire il piccolo ristorante di famiglia che si affaccia sull’insenatura. Angèle non è più tornata in quella villa per via di una tragedia del passato, della quale aveva incolpato il padre; Joseph invece, un intellettuale depresso e sarcastico, ha impegnato le sue energie nella lotta politico-sindacale e nello studio. Ora si accompagna con una giovane ragazza, sua ex studentessa, Bérangére (Anaïs Demoustier) che ha la metà dei suoi anni. Armand invece, oltre ad occuparsi di ristorazione, ha voluto rimanere accanto al padre in quel posto a lui caro, che però ha visto lentamente trasformarsi da paradiso di pochi abitanti a luogo d’inurbamento e di sfruttamento turistico.
Il ritrovarsi dei tre fratelli è il momento per fare il bilancio delle loro esistenze, tra ricordi nostalgici - alcuni belli, altri tristi – momenti di riaffiorato amore e di passioni: come quando un giovane pescatore del posto rivelerà la propria venerazione per la matura donna-attrice Angéle; oppure l’amore senile del professor Joseph per la sua ex allieva, che poi conoscerà un giovane medico più adatto alla sua mentalità. Di fronte all'impasse delle loro vite, e al senso d'impotenza di fronte a quanto è cambiato e non riconoscono più (esattamente come il mondo nuovo non riconosce più loro), il regista offre un momento di speranza. L'aiuto a un gruppo di giovani profughi, sbarcati clandestinamente in una costa nelle vicinanze, servirà loro per ritrovare quei valori di compassione e altruismo che sembrano tuttora persi perfino a sinistra, per cercare di trasformare il dramma in opportunità e la decadenza in rinascita.

Gli attori che interpretano i tre fratelli (Arianne Ascaride nella vita è la moglie del regista) erano presenti anche in un vecchio film di Guédiguian (“Ki lo sa?”, 1985) ambientato nella medesima baia, ed usato in un momento de “La villa” come flashback. Sebbene questa pellicola soffra di un impianto teatrale (dialoghi lunghi e artificiosi) e l’indugiare a certi piccoli particolarismi di maniera un po’ patetici, “La villa” conserva un sincero spirito di passione e di coerenza.

Andrea Curcione