05/11/2017

ESPÈCES MENACÉES  di Gilles Bourdos

Espèces menacées è un vortice che a tratti sembra precipitare, a tratti sembra elevarsi. Lo spettatore è accompagnato dalla telecamera a percorrere come dei gironi danteschi, e si ritrova ad osservare storie che si intrecciano l’una con l’altra in una continuità tematica ed esistenziale.

Tratto da una serie di sei racconti (The Stories of Richard Bausch) che il regista Bourdos ha dichiarato di aver avuto subito l’intuizione di mettere insieme: quelle storie avevano già dei punti di contatto e bisognava raccontarli tutti d’un fiato. Così il film è un respiro, che in molti momenti rimane sospeso.

Tre episodi emergono nell’intreccio: due giovani sposi che sembrano amarsi anche se in maniera folle e fuori da ogni canone; una ragazza che rimane incinta del suo professore universitario, molto più anziano di lei, e il difficile confronto con la sua famiglia; un giovane studioso che si ritrova improvvisamente a occuparsi della casa dopo che la madre, lasciata dal padre, viene rinchiusa in un ospedale psichiatrico. Sembra che le storie non abbiano nulla a che vedere l’una con l’altra, in realtà il regista è stato abilissimo a incastrare tutto alla perfezione, trascinando in questo viaggio lo spettatore.

Vi è un chiaro riferimento registico che ci riporta alla struttura di Rashomon di Kurosawa. Anche questo film infatti è un mosaico: tante tessere vengono messe insieme  formando un quadro in cui si possono analizzare i rapporti all’interno dell’ambito familiare e i legami che nascono in esso.

È un film vero, poetico, divertente e straziante allo stesso tempo. Il fil rouge di ogni storia è quello che porta una donna ad ammettere la verità, senza ferire, pur essendo ferita, e la difficoltà di un uomo ad accettarla.

Eugenia Avveduto