14/10/2017

Piazza Vittorio di Abel Ferrara

Una finestra sul mondo, un laboratorio di convivenza interetnica nel cuore del quartiere romano dell’Esquilino, una piazza accogliente quanto conflittuale, uno spazio chiuso/aperto che si è reso approdo, punto di passaggio, crocevia di etnie vicine e lontane. Questa è Piazza Vittorio, luogo simbolo del melting pot capitolino e protagonista dell’ultimo film documentario di Abel Ferrara.

Prediligendo la forma dell’intervista, il regista si assume la sfida di raccontare, attraverso un’operazione di messinscena del reale priva di orpelli e di elaborata ricerca estetica, le mille anime/voci che abitano, occupano, “difendono” o deturpano quotidianamente questa piazza.

Il risultato è una galleria di personaggi eterogenei: da artisti legati al mondo del cinema (inquilini illustri come Matteo Garrone e Willem Dafoe) ad esempi di disperata emarginazione sociale, da nostalgici pensionati ad attivisti di Casa Pound. Frammenti biografici e punti di vista riverberano le dinamiche di un’epoca restituendoci un diario istantaneo fatto di realtà controverse e contraddittorie sull’eterno tema dello straniero. Chi può dirsi, per davvero, cittadino di un quartiere, di una città o di un paese?

Lontano dall’intenzione di realizzare un’indagine antropologica o di denuncia sociale, lo sguardo di umana condivisione adottato è quello di un cineasta indipendente, sfacciatamente umile, che si pone allo stesso livello dei suoi interlocutori, mettendosi fisicamente in gioco anche a costo di “contaminare” le riprese con la propria presenza e quella degli operatori di ripresa, quasi a voler rimarcare l’assenza di frontiere nel cinema così come nel mondo. Non si può che apprezzare la sincerità di una pellicola capace di catturare immagini e storie nel loro farsi, nonché di esprimere il desiderio di un’integrazione possibile e doverosa.

Annarita Mazzucca