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05/10/2009
Venezia
PRINCE OF TEARS di Yonfan
Nella Taiwan del dopo rivoluzione Maoista, una parte della popolazione cinese fedele a Chiang Kai-Shek, si rifugia per evitare la persecuzione in atto in patria. La vita recupera quasi una sua normalità: le donne aspettano i mariti militari di ritorno dalle attività belliche, mentre i figli riprendono la scuola sull’isola. Malgrado l’apparenza, lo spettro dell’ideologia penetra anche nel tranquillo villaggio dove le sorelle Li e Zhao vivono: tornando da scuola vedono arrestati i propri genitori, il padre pilota della milizia nazionalista e la madre fedele ed esemplare moglie e donna di casa. Il sospetto e l’isteria dilagano e chiunque rischia di essere calunniato e accusato di spionaggio al regime comunista della grande Cina. La vita per le due sorelle cambia drammaticamente, e si ritrovano entrambe sballottate lontano dalla felicità del loro nido famigliare.
Yonfan non si limita a descrivere con tenera dolcezza la lotta che l’innocenza delle due bambine attua giorno dopo giorno contro quel tremendo mondo di adulti, che accusa e punisce ingiustamente. La narrazione del regista transita anche attraverso intrecci amorosi coperti dal mistero, ma soprattutto in un forte sentimento di legame madre-figlie che rappresenta il vero e commovente motore di tutta la vicenda.
Sullo sfondo di questo affresco amorevole, una pagina di storia tetra e poco conosciuta, una faccia della medaglia della rivoluzione cinese che non ha ricevuto grande amplificazione, e che qui viene rappresentata stranamente attingendo da una storia vera e dagli stilemi del mélo più cortese. Yonfan trasmette un sincero sentimento di comprensione per quel mondo di sfollati, leggendo le vicende dagli occhi disincantati delle due sorelle, per le quali le favole dell’infanzia subiscono un tremendo capovolgimento. Per questo la pittorica fotografia e l’educata posa delle inquadrature; peccato che talvolta si arrivi all’accanimento all’etereo, oscillante tra un linguaggio smaccatamente orientale e una speculazione fiabesca e romantica senza fine.
di Rita Andreetti
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