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20/09/2009
Venezia
TEHROUN di Nader Takmil Homayoun
Opera prima di Nader T. Homayoun, critico e regista iraniano trapiantato in Francia, Tehroun è un’immagine dei luoghi in cui si annidano alcune delle maggiori piaghe che affliggono Teheran (localmente conosciuta come Tehroun). Prima tra tutte è quella dei falsi-mendicanti.
Ibrahim, protagonista del racconto, è uno di questi. Proprio lui ci accompagna nel viaggio oltre la facciata ripulita dei quartieri per bene, nella miseria e nella rete di criminalità che pervade le strade, in grado di attanagliare anche una figura angelica come quella della bella Zahara. Si svelano di seguito le crude realtà del traffico di bambini, della prostituzione, della droga, della corruzione nella polizia. Il tutto immerso nel clima di quella violenza invisibile che la gente ogni giorno respira, costretta a vivere nella paura e nella consapevolezza della propria vulnerabilità e nell’inevitabile senso di totale impotenza e smarrimento.
Il lungometraggio, girato quasi interamente con attori non professionisti, risulta formalmente ineccepibile, nonostante i tempi ristretti entro cui dovevano essere effettuate le riprese, completate in meno di quattro settimane.
Fatica ad inserirsi in un preciso genere del cinema iraniano, da cui si distanzia per una maggiore audacia e di cui comunque non rinnega i codici tradizionali, gli stessi appartenenti alla cultura (e al pubblico) iraniani.
Tehroun è un ritratto drammatico e realistico di una città vista dal basso, un film coraggioso e particolarmente significativo, soprattutto in questo periodo difficile che sta affrontando oggi l’Iran.
di Valentina Berrè
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