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20/09/2009
Venezia
strong>Tetsuo The Bullet Man di Shinya Tsukamoto
Per Shinya Tsukamoto, regista di culto della new wave giapponese, il progetto Tetsuo è stato l’elemento cardine della propria carriera. È partito con una versione embrionale, il primo cortometraggio Phantom of Regoular Size del 1986, è esploso con una forza dirompente con Tetsuo The Iron Man nel 1989, ed è stato riproposto in versione aggiornata e rivista con Tetsuo II The Body Hammer nel 1992. Nel 2009, vent’anni dopo, Tsukamoto riprende nuovamente il progetto Tetsuo, con produzione statunitense. Ma anche Tetsuo The Bullet Man non è che una nuova incarnazione del concetto originale di Tetsuo: la storia di un uomo che si trasforma in un essere metà umano e metà metallico.
Tsukamoto ha così realizzato un film fatto per il suo pubblico, con richiami continui ai due precedenti Tetsuo e con reminescenze da altre sue pellicole. Ma è comunque sceso ai giusti compromessi, sia per accontentare i suoi fan che per rendere appetibile il prodotto ai neofiti del suo cinema.
In quest’ultimo senso ciò si evince da una maggiore semplificazione dal punto di vista narrativo, con interventi esplicativi per mezzo di flashback e dialoghi dei personaggi. Ma se, per questo motivo, il film potrebbe peccare, per alcuni, dal punto di vista narrativo, a causa delle prolisse spiegazioni e di un plot comunque non troppo complesso ed originale, Tetsuo The Bullet Man non pecca in nessun modo dal punto di vista registico: interessante la componente più horror e di tensione, e ottime, ovviamente, le soluzioni di montaggio, frenetiche e in puro stile Tsukamoto.
Tsukamoto, quindi, con Tetsuo The Bullet Man è riuscito a riproporre nuovamente il suo gioiello, senza tradire se stesso e il suo pubblico, ma realizzando un’opera che, come da contratto, possa essere proposta, e si spera apprezzata, dal pubblico odierno
di Paolo Parachini
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