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20/09/2009
Venezia
“THE MAN WHO STARE AT GOATS” di Grant Heslov
Gli Jedi sono tornati. E stavolta salveranno il mondo. George Lucas sarà contento di sapere che finalmente il mondo ha capito di avere bisogno dei suoi cavalieri.
La commedia brillante di Grant Heslov, tratta dall’omonimo romanzo di Jon Ross, è la storia di Bob (Ewan McGregor), un giornalista di un quotidiano di provincia con una gran voglia di dimostrarsi diverso da quello che sua moglie, che l’ha appena lasciato, pensa di lui. E si autoinvita in un viaggio in Iraq in cerca di esclusive. Inaspettatamente incontra un personaggio unico ed irrazionale, Lyn, interpretato da uno straordinario George Clooney, che lo trascinerà in un’avventura ai confini di quella che sembra soltanto una realtà immaginata: e invece la pellicola si basa proprio sulla reale, e documentata, esistenza dell’ U.S. Army First Earth Battalion, un battaglione, creato durante la Guerra Fredda, in grado di compiere “qualsiasi” missione, dal dissipare le nuvole, al piegare le posate con la mente, all’uccisone di una capra con la sola forza dello sguardo. Bill, un grande Jeff Bridges in versione hippy, negli anni Settanta era a capo di questa unità speciale e Lyn era sicuramente uno dei suoi allievi migliori: in seguito ad una ferita in Vietnam, il comandante Bill sceglie infatti di costruire un pool di marines fricchettoni che usano il mondo del pacifismo del ’68 come arma di distruzione di massa. Ora l’allievo è alla ricerca del maestro e del passato, e chissà, anche del suo futuro.
Ricco di citazioni cinefile, nel film molte situazioni sono una chiara parodia di Guerre Stellari. E in effetti, data l’identità dell’attore protagonista, sarebbe difficile immaginare un cast più azzeccato per raccontare una storia come quella di questi “uomini che osservano le capre”; ritroviamo anche Kevin Spacey nei panni del ruolo a lui più congeniale, il mefistofelico cospiratore, a metà tra zelo burocratico e manipolazione machiavellica. Un peccato rivelare i numerosi colpi di scena di una commedia intelligente, stilisticamente vicina a quella dei fratelli Coen, ma più leggera, che non mancherà di coinvolgere emotivamente lo spettatore.
Una commedia spassosa e irriverente sulla guerra in Iraq, un film antimilitarista, che prende in giro la guerra, la retorica dei media e le strategie militari, fino alle torture psicologiche di Guantanamo. Un gioco cinematografico colto e divertente, che punta molto sull’immagine dei protagonisti, ma con chiari riferimenti all’attualità.
di Silvia Aufiero
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