| |
|

20/09/2009
Venezia
GOOD MORNING AMAN di Claudio Noce
I tetti dei sobborghi multietnici di Roma, ospitano l’incontro casuale tra Aman (Said Sabrie) e Teodoro (Valerio Mastandrea). Il primo è un immigrato somalo adolescente, inquieto, rabbioso, costretto ai margini di una città che non gli riconosce alcun talento e dimostra evidenti vizi d’integrazione; il secondo è un ex-pugile con un passato non detto, che lo rende incapace di confrontarsi con chiunque, e sfibrato dalla vita.
I due taciturni si conoscono di notte, quando il sonno strappato di entrambi fa affiorare tutto il tremendo disagio che li inquieta. Aman pare all’inizio volersi approfittare della disponibilità fumosa di Teodoro, che gli allunga soldi ogni volta che lo ritrova. Tuttavia in quel silenzio glaciale, in quei commenti ridotti in cui ognuno dice poco di sé e del proprio passato, e quando lo fa, mente, Aman e Teodoro trovano uno spazio per costruire un’amicizia rispettosa. Entrambi sanno di essere utili l’uno all’altro, e da questa reciprocità traggono l’energia per ultimare il proprio cammino di crescita: l’arrivo per entrambi è in una scelta responsabile che seda la rabbia col mondo ostile, e che li ricongiunge con quella che è la parte sana dei loro valori.
I personaggi che Claudio Noce disegna nascono perciò dal contesto caotico della capitale, brulicante di vite sfuggevoli che qui vengono descritte nella loro schiacciante umiltà. Mastandrea, in questa occasione, si lascia conquistare da un ruolo drammatico a lui insolito, che lo costringe ad azzittirsi per parlare con gli sguardi e i gesti. Tuttavia, l’alternarsi di narrazione realista e narrazione onirica, sospesa come sospeso è il sonno delle notti dei protagonisti, rende talvolta deforme la realtà dei due emarginati, che storpiano il tentativo di rendere concreto lo spaccato di vite vagabonde sullo sfondo di Piazza Vittorio.
Good morning Aman rimane tuttavia, malgrado alcuni punti da affinare e l’ermetismo dei dialoghi, un’opera autentica con una regia consapevole, pur nella giovane carriera del regista. Un racconto sincero sulla difficoltà di affrontare da soli il disagio nelle nostre vite.
di Rita Andreetti
|
|