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16/09/2009

Venezia

A SINGLE MAN di Tom Ford


George Falconer, professore londinese, che vive a Los Angeles e insegna inglese in una Università della California, si ritrova a vivere da solo a seguito di un incidente d'auto in cui perde la vita quello che per sedici anni era stato il suo compagno, Jim. Ne consegue il suo tentativo di metabolizzare quanto accaduto. A stargli vicino ci penseranno la sua amica Charley, inglese come lui, con la quale ebbero ai tempi di Londra anche una breve relazione e le attenzioni di un giovane studente della scuola dove insegna.
Straordinario film sull'amore; in questo caso un amore omosessuale, ma la storia poteva tranquillamente essere immaginata anche tra un uomo ed una donna. E' il valore universale dell'amore che spicca, ma anche il giusto peso che bisogna dare alle piccole cose quotidiane, ed il senso di isolamento che segue alla perdita di una persona cara. Il protagonista tuttavia è una persona che infonde serenità e il continuo fare riferimenti alla morte che prima o poi avverrà è sintomatico di una persona che non ha nulla da rimproverarsi, che ha vissuto bene la propria vita, in un contesto dunque in cui anche la morte si può considerare bella. Un uomo innamorato che ha imparato la sua lezione dalla vita.
Esordio alla regia per Tom Ford, ex leader creativo della maison Gucci. Un film, rigoroso, attento alla ricerca dei particolari, come quando cromaticamente fa evidenziare lo stato d'animo del protagonista passando da colori più vivaci al grigio a seconda dello suo stato d'animo. Molti omaggi ai film di Hitchcook ed ai grandi film del passato ai quali non si può rinunciare; se ne resta anche involontariamente influenzati.
Velata critica alla società americana: un giovanissimo ragazzo è l'addetto alla vendita in una armeria e fra l'altro propone di aderire alla promozione del giorno, due pistole al prezzo di una. Ottima la colonna sonora. Il film è tratto dal romanzo di Christopher Isherwood, "Un uomo solo" e ad un altro libro si fa spesso riferimento durante il film, un libro di Aldous Huxley, molto probabilmente, anche se mai specificatamente citato, "The doors of perception". Tanti infatti i primi piani di occhi tesi ad osservare e a "percepire" il senso della vita.


di Orazio Leotta





 
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