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16/09/2009

Venezia

Al mosafer” (“The traveler”)
Il poetico film di Ahmed Maher sulle tappe cruciali della vita d’un antieroe



Ne “Al mosafer” (in inglese “The traveler” ovvero “Il viaggiatore”) si assiste al viaggio esistenziale, personale di un egiziano che attraversa le tre fasi della vita d’un uomo: la giovinezza, la mezza età e la vecchiaia. Ancora prima di ammirarne l’evidente bellezza, Hassan si innamora di Noura, a tal punto da approfittare del suo ruolo di postino e spacciarsi per il pretendente a cui la giovane donna aveva inviato un telegramma affinché la raggiungesse.
L’incontro avviene a bordo dell’Atlantica, al largo della costa di Port Said: alla sua vista Hassan cade in preda ad una sorta di desiderio intenso di possesso che lo porta allo stupro. Ma sul transatlantico era salito, meno furtivamente, anche il pretendente che chiede la mano della donna, nonostante i tentativi sabotatori di Hassan. Fine del primo episodio.
Molti anni dopo l’uomo riceve l’invito di Nadia, la figlia di Noura, a raggiungerla ad Alessandria d’Egitto. La chiamata è per comunicare il decesso per affogamento del fratello gemello, concepito quella notte sul transatlantico. Hassan si dà da fare per organizzare le nozze di Nadia con un giovanotto alla buona da sempre innamorato della futura moglie e amico del fratello scomparso, ma poi fugge, spaventato dalla grande attrazione che prova per lei, forse dovuto alla somiglianza con la madre. Fine del secondo episodio.
Nel terzo siamo al Cairo. Hassan riceve ogni mese la visita di un giovane, finché non lo incontra. Tra i due nasce una complicità in quanto il vecchio è preso dalla voglia di insegnargli il coraggio e l’amore. Desiderio di riappropriarsi del proprio passato e di ritrovare quella famiglia da cui è rimasto escluso? Sarà in ultima Alì a non accettare le attenzioni del nonno (Hassan lo aveva costretto al ricovero in una clinica per sottoporsi ad una chirurgia plastica al naso che lo faceva assomigliare al marito di Noura), fino a scomparire.
Il film di Ahmed Maher ricostruisce tre giorni della vita di un uomo, ventiquattro ore cruciali in cui il protagonista deve fare esperienza di forti sentimenti quali l’amore, la gelosia e il tradimento. Hassan è un antieroe che si fa poco amare, sebbene abbia il volto di Omar Sharif. La pellicola, un po’ per la sua lunghezza (125’) un po’ per qualche passaggio poco chiaro, aiuta a riflettere con modalità poetica sui temi della paternità e della famiglia, più che farsi apprezzare per la fluidità della sceneggiatura.

di Michela Manente





 
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