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15/09/2009

Venezia

“Bad LiEutenant: Port of Call New Orleans” di Werner Herzog“Bad LiEutenant: Port of Call New Orleans” di Werner Herzog“
“Sparagli di nuovo, la sua anima balla ancora”



Werner Herzog fa il bis al Lido. Ma con due film diversi l’uno dall’altro (tra le altre cose è la prima volta nella storia della kermesse veneziana che un cineasta partecipa con due pellicole alla sezione competitiva), anche se arricchiti entrambi con un medesimo tocco d’irrazionalità ‘animalesca’.
Ne “Bad lieutenant. Port of Call New Orleans” sono i camaleonti e gli alligatori che compaiono quando il protagonista è sotto l’effetto della cocaina. Ne “My Son, My Son, What Have Ye Done”, invece, sono i fenicotteri che il protagonista, l’aspirante attore matricida Brad Macallam (Michael Shannon) scambia per struzzi nel film dell’orrore senza sangue del cineasta tedesco. Soffermiamoci sulla prima pellicola.
Fa il buono e il cattivo tempo, ma soprattutto il cattivo considerata la sua natura e gli inganni a cui è costretto per sfuggire alla sua sorte, l’ispettore della squadra omicidi del dipartimento di polizia di New Orleans (poi promosso tenente, poi capitano) Terence McDonagh, interpretato con maestria da Nicolas Cage. Per lui auspichiamo la Coppa Volpi perché è davvero in gamba e credibile nei panni di un uomo costretto dalle circostanze, e non solo, a prendere farmaci e droga per tirare avanti, in un vortice di eventi da cui riemerge solo agendo in maniera più scorretta, truce e meschina degli uomini di malaffare a cui come poliziotto sta alle costole.
Siamo a New Orleans nel dopo uragano Katrina (ma non è venuto meno il jazz, il sottofondo di tromba che accompagna i movimenti sciancati del tenente) e a McDonagh viene affidato un nuovo caso: scoprire gli assassini che hanno freddato un’intera famiglia africana di immigrati clandestini spacciatori. Ma è davvero cattivo un uomo che per estorcere una confessione toglie il tubicino dell’ossigeno ad una vecchietta e poi le punta in faccia la sua 55magnum, oppure che pedina nei quartieri della città gli acquirenti di piccole quantità di droga per sequestrarla e farne un necessario uso personale?
Dipendente, diremo meglio, e malato ma assolutamente in buona fede con la donna che ama, la prostituta Frankie Donnenfeld (Eva Mendes) e con il padre che, alcolista ma desideroso di venirne fuori, convive con un’alcolizzata. L’arma sociale del buon comportamento non è nelle corde dell’odiato tenente ma non tanto da farsi incastrare dalla malavita o dai colleghi che si muovono per fargli togliere il distintivo.
Un’ultima notizia: il film di Herzog non è un remake della pellicola omonima di Abel Ferrara.

di Michela Manente





 
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