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15/09/2009
Venezia
Scheherazade, Tell Me a Story di Yousry Nasrallah
Mentre la principessa delle Mille e Una Notte che viene evocata nel titolo del film di Yousry Nasrallah raccontava delle storie gradevoli al sultano per aver salva la vita, la giovane presentatrice televisiva Hebba non riesce in nessun modo a compiacere il marito. Per salvaguardare la carriera di lui, infatti, la conduttrice deve tenersi lontana da temi politici. Decide così di dedicarsi a tematiche sociali e romantiche come le donne e l'amore. Scoprirà presto, però, che in Egitto tutto è politica, persino le passioni più intime.
Il film è lungo, 135 minuti, e dopo gli esaltanti titoli d'apertura, con una sequenza meravigliosa e intrigante, si perde un po' in dialoghi troppo lunghi e ricostruzioni troppo dettagliate. L'idea da cui prende il titolo il film, di fare di Habba una portavoce, almeno all'inizio, di sofferenze altrui, è molto buona, e permette di modellare con grande forza il contrasto tra un Cairo scintillante di glamour e il resto della città ancora immerso nel passato, con il vecchio adagio che non è tutto oro quello che luccica a farla da padrone.
Nasrallah, però, raccoglie in quest'opera talmente tanto materiale umano, che ne sarebbero potuti uscire almeno tre di film, dalle altrettante vicende raccontate dalle ospiti del talk show di Hebba. Ed è un peccato che ci si trovi di fronte all'evidenza che il troppo stroppia proprio quando il messaggio di Scheherazade è così forte e importante.
E' per questo, forse, che il film, in realtà piacevole, suscita, di primo acchito, tante critiche. Bisogna ricordare, però, che è pur sempre stato giudicato miglior film egiziano dell'anno, ed è giunto, fuori concorso, sino al Lido di Venezia. La fotografia multiforme, che si adatta all'evolversi della trama e ai cambi di luogo, e l'interpretazione eccelsa di Mona Zakki nei panni della protagonista, premiata come miglior attrice in patria, valgono davvero un po' d'insofferenza per la lentezza della narrazione.
di Ludovica Gazzè
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