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15/09/2009
Venezia
Rec 2 – di Jaume Balaguerò, Paco Plaza
Continuità spazio temporale, coerenza stilistica e stessa regia per due film diversi: “Rec 2” inizia là dove si era interrotto Rec portando sulla scena nuovi personaggi e una nuova storia.
Una squadra di agenti speciali addestrati, rigorosamente muniti di telecamera, è chiamata ad accompagnare il dottor Owen, responsabile dell’Istituto di Sanità, in una rischiosa missione esplorativa nel già noto palazzo dell’orrore di Barcellona per risolvere i misteri del contagio mortale che in pochi secondi trasforma gli uomini in creature demoniache assetate di sangue. Il mistero sarà finalmente risolto, con un cospicuo tributo di sangue e con una inquietante rivelazione finale.
La trovata interessante in “Rec 2” è il doppio punto di vista attraverso il quale è narrata e vissuta la vicenda: quello degli agenti speciali e quello di un gruppetto di ragazzi capitati nel palazzo infetto a caccia di divertimento. La telecamera, in entrambi i casi, è l’occhio attraverso il quale è raccontata la storia: un occhio preciso, metodico e altamente tecnologico quello degli agenti, un occhio incoscientemente e fatalmente curioso quello dei ragazzi.
Rispetto al primo capitolo “Rec 2” è un prodotto qualitativamente più alto e ricercato, dalla vocazione più spiccatamente commerciale (spia di questa intenzione è la scelta di percorrere lo sfruttatissimo filone paranormale – demonicaco); quello che manca è il “graffio” del primo Rec, l’immagine ruvida e sporca, l’efficacia della semplicità.
La telecamera, ancora una volta protagonista assoluta, restituisce allo spettatore un’immagine più raffinata rispetto a quella del primo Rec, più “studiata” e precisa, che a tratti ricorda la grafica dei videogiochi di ultima generazione. Nel complesso “Rec 2” è un film riuscito, soprattutto dal punto di vista tecnico, che strizza l’occhio al gore e distribuisce adrenalina per tutti i 90 minuti della sua durata. La paura in diretta è ancora in grado di far presa.
di Anna Culotta
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