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10/09/2009

Venezia

BAARIA – LA PORTA DEL VENTO


A Baaria l’onore di essere stato il film d’apertura della 66.ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Film tra l’altro in concorso. Erano vent’anni che siffatto privilegio non veniva assegnato a un film di casa nostra. Stile kolossal, duecento attori circa, ventimila comparse, nel tentativo di raccontare in tono leggero, quasi da commedia, il Novecento nel cuore della Sicilia, attraverso le vicende di tre generazioni di una famiglia di Bagheria: da Cicco, al figlio Peppino, al nipote Pietro. Ne vien fuori una storia a tratti divertente a volte malinconica. Forti passioni si intrecciano con travolgenti utopie.
Assistiamo ad una carrellata di personaggi, dei loro familiari, di ricordi dello stesso regista o di storie a lui raccontate. Sogni e delusioni vissuti da tutti i protagonisti. A farla da padrone è la storia d’amore tra Giuseppe (Francesco Scianna), sindacalista e funzionario del PCI e Mannina (Margaret Madè), che si dipana fra guerre ed elezioni, fra viaggi politici in Unione Sovietica ed un aborto spontaneo; i primi televisori e l’uomo sulla luna. Soprattutto emerge come il costume abbia influenzato la vita dei protagonisti in una sorta di intreccio tra pubblico e privato.
Tornatore sembra aver pescato nella realizzazione di questo film in alcuni dei suoi capolavori precedenti. La camminata della Bellucci ricorda molto “Malena”, altri personaggi sembrano usciti da “Nuovo Cinema Paradiso” altri da “L’uomo delle stelle”. Una sorta di amarcord o magari di autocelebrazione.
Un cast ricchissimo: i più convincenti sembrano Michele Placido nel ruolo del politico del PCI in un accorato comizio; Leo Gullotta preso in giro dagli stessi “compagni” di partito, il giovane Lo Verso e Lina Sastri nella parte della mendicante. Nutrita la presenza di attori siciliani: oltre ai due protagonisti e ai già citati Gullotta e Lo Verso, fanno da comparsa anche Ficarra e Picone, Aldo Baglio, Daniele Perrone, Luigi Lo Cascio, Donatella Finocchiaro e Beppe Fiorello.
Baaria (o Baharia) non è altro che il nome fenicio di Bagheria, la città che ha dato i natali al regista. Il motivo del sottotitolo “La porta del vento” è da ricercare etimologicamente nella radice araba “Bab al gherid” ossia “La porta del vento”.

Orazio Leotta





 
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