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29/09/2008
Venezia
Contraddizioni a Teheran
“Tedium” di Bahman Motamedium
Teheran oggi. Non molto dissimile da ieri, nelle sue contraddizioni viene rappresentata nel primo lungometraggio di Bahman Motamedian presentato a Venezia come film a sorpresa.
In mezzo alle donne coperte dalla testa ai piedi dal tanto discusso velo islamico, in una città dove l’essere di sesso femminile ti preclude certi lavori ma anche solo guidare un motorino, la storia di sette uomini e una donna che non accettano il proprio corpo e la propria sessualità appare come racconto impossibile di storie improbabili.
Eppure, in un continuo alternarsi tra fiction e documentario, il regista ci propone le difficoltà comuni che un transessuale deve affrontare, che si trovi nella capitale iraniana o di qualsiasi città europea. Perché gli sguardi disgustati, le battute e le prese in giro, i genitori che ti ripudiano definendoti un deviato non sono esclusive negatività orientali, probabilmente le reazioni alla diversità, che continua a spaventarci anche nel 2008, sono, come tutti i sentimenti più beceri, l’unica cosa che ci rende tutti uguali, gli unici momenti che cancellano le diversità religiose, territoriali e culturali.
Sicuramente sarà stato un azzardo per il regista affrontare questa tematica complessa all’interno di una regione ancora condizionata fortemente dai precetti religiosi su cui basa anche la sua disciplina politica, ma è una sfida che vince a pieno.
Il risultato è una pellicola per nulla noiosa, a differenza del titolo, che segue nelle varie fasi di accettazione, fuga, ricerca di sé e dell’amore i nostri personaggi, che vengono rinnegati dalla famiglia in tutti i casi, trovandosi così catapultati nella solitudine e nelle difficoltà pratiche del possedere un corpo che non li rappresenta.
Il finale è un finale aperto come in tutte le vite, ma non per tutte, per una di loro è un finale chiuso e irreversibile.
Valentina Cauteruccio
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