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22/09/2008

Venezia

Una settimana particolare
“Una semana solos” di Celina Murga



In questo film, presentato nella sezione collaterale “Giornata degli Autori”, la regista di “Ana Y Los Otros” (Venezia 2003) ci racconta della complessità dei rapporti sociali e delle difficoltà del tracollo del sistema dirigente argentino.
In un ricco quartiere residenziale sorvegliato di Buenos Aires, un gruppo di bambini viene lasciato solo per una settimana sotto la responsabilità di Maria, la maggiore del gruppo ma, anch’essa, minorenne. In assenza dei genitori l’ensemble passa le giornate oziando nel clima temperato di inizio estate, e la sera, per non annoiarsi, si intrufola nelle ville deserte dei vicini.

Liberi di muoversi e senza pressioni esterne, i bambini tuttavia non riescono a trovare il desiderio di trasgredire, la voglia di manifestare qualcosa di proibitivo o irrazionale. L'atmosfera ridente e giocosa viene sconvolta dall'arrivo di Juan, il fratello della donna di servizio, invitato per qualche giorno all'insaputa dei ragazzi, che porterà scompenso alla vita apparentemente felice e equilibrata di questi futuri uomini del regime argentino.
La pellicola con etichetta Martin Scorsese (la regista è assistente del maestro che ha presenziato durante le riprese del film) è realizzata con il pieno intento di relazionare l’altro lato del paese del sud America, la ricca borghesia governante.

Quello che  emerge è un ritratto dalle tinte chiaro-scure, inquietante, che non fa certo sperare per il futuro di questa nazione che ripone le sue speranze nell’innata capacità che i bambini hanno di superare le barriere sociali, di ribellarsi al sistema e di far esplodere la loro natura anarchica, nell’ incontro tra le differenti classi sociali separate da recinti lussuosi e gabbie sfavillanti.

Infatti la povertà viene vista dai ragazzi come qualcosa di inesistente, lontano dai loro pensieri, tant’ che l’unica scena in cui si intravede il mondo al di fuori dei cancelli, è quando percorrono con lo scuolabus la strada verso casa e osservano indifferenti le baracche ai lati della strada, neanche stessero a casa a guardare la tv. Con l’arrivo di Juan, il fratello di Esther, il gruppo si chiude in un evidente disagio di fronte alla presenza dello “straniero”, al punto da isolarlo crudelmente.
Anche se il film sembra non raccontare nulla se non l’oziare di un gruppo di ricchi bambini in un placido ricreatorio, nasconde un’importante riflessione: se questi ragazzini saranno i futuri dirigenti del paese, come potranno mai risolvere la delicata situazione dello stato sociale argentino se ne disconoscono la realtà?

Il film è metaforico, ma la sua vera ispirazione è la seguente: “Alcuni anni fa ho letto in un giornale argentino su una generazione di bambini che sono nati e allevati in queste comunità chiuse e non  conoscono persone diverse da loro”, ha detto Murga, che a 35 anni è uno dei più importanti nomi del nuovo cinema argentino.
Ma mentre il film ha lo stesso scenario del messicano “La Zona” di Rodrigo Pla, l’approccio narrativo è molto diverso, perché “Una settimana da sola” è ben lungi dall’essere un thriller. Murga non è alla ricerca di empatia nel pubblico più piccolo infatti afferma “Anche se il film ha come protagonisti i bambini, è un film su e per gli adulti”.

Antonio Ippolito





 
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